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25 APRILE. L'INTERVENTO DI MARIO ARTALI
IN PIAZZA DEL DUOMO A MILANO IL 25 APRILE
Mario Artali
Vice Presidente FIAP
È con emozione ed orgoglio, che porto a questa grande festa di popolo la voce della FIAP, la Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane, fondata nel 1949 da Ferruccio Parri, che poi la presiedette per venti anni. Più tardi - dal 1987 alla sua improvvisa scomparsa, due anni or sono - la FIAP è stata presieduta da Aldo Aniasi, il comandante Iso: un grande ed amato Sindaco della nostra città, dove era entrato alla Liberazione alla testa della Divisione Garibaldi che aveva comandato nell'Ossola.
Ricordo questi nomi e questi fatti perché simboleggiano, insieme a nomi altrettanto degni, l'idea che abbiamo della lotta di Liberazione Nazionale come una delle pagine più gloriose della storia d'Italia ed insieme nel nesso inscindibile tra lotta unitaria per la Libertà e pluralità di opinioni, partiti e movimenti, la base del rapporto centrale ed indissolubile tra Resistenza e democrazia.
Anche noi che non l'abbiamo vissuta in prima persona, sappiamo che la Resistenza fu lotta di popolo perché larga fu la partecipazione popolare, armata e disarmata, in forme e modalità diverse ma convergenti.
Una larga partecipazione preparata in anni lontani dai pochi che seppero dire NO quando sembrava non esserci alcuna speranza.
Il 25 Aprile è la festa degli italiani, di tutti gli italiani, perché è grazie alla lunga e vittoriosa lotta per la Libertà che ciascuno può liberamente manifestare le proprie idee e scegliere forze politiche e uomini dai quali vuole essere governato.
Ma non sarebbe giusto limitarsi agli aspetti celebrativi, rinunciando ad una annotazione che và fatta con garbo, ma con fermezza. E' difficile ignorare che soprattutto negli ultimi anni la Resistenza è stata sì formalmente onorata, ma anche a volte sostanzialmente ignorata, archiviata. C'è stato più di un tentativo - magari maldestro, ma forte - di sminuirla, rovesciando la verità storica, rifiutando di distinguere tra le ragioni di chi scelse mettendo a rischio la propria vita - di chi scelse di battersi per la Libertà e le ragioni di chi si schierò con l'invasore nazista e ne imitò la ferocia e l'arroganza.
Ricordare la più grande tragedia del secolo da pochi anni concluso, è un dovere che abbiamo soprattutto nei confronti dei giovani di oggi e delle generazioni che verranno.
Non è per spirito di parte che chiediamo che non si cessi di riflettere su quel che avvenne anche in anni lontani, sulle origini del fascismo, sulle responsabilità di chi lo sorresse, lo finanziò e ne fu complice. Solo la memoria consapevole e diffusa può difenderci dalla ripetizione degli errori e degli orrori del passato.
Uscendo da Auschwitz, Primo Levi disse: “E' avvenuto, può accadere; dobbiamo impedire la cultura dell'oblio.”
Ma oggi è una grande giornata di festa: una festa che vuole unire tutti gli italiani e non dividerli.
Grazie Signor Sindaco di Milano per essere stata con noi dopo anni di assenza dell' Istituzione, qui su questo podio a sottolineare questo fatto di unità della democrazia italiana e delle sue Istituzioni.
Nell'equilibrio delle Istituzioni, in una valida presenza di pesi e contrappesi, nella laicità dello Stato, nella civiltà dei rapporti civili e sociali sta la forza di un Paese, si riconosce la vitalità di una democrazia.
Di questo l'Italia ha sempre bisogno, di equilibrio e di verità; abbiamo bisogno dei principi scritti nella prima parte della Costituzione. Principi immodificabili perché esprimono valori irrinunciabili, perché, come diceva Piero Calamandrei: “Sono il programma politico della Resistenza, il patto che lega gli italiani, il testamento di centomila morti”.
Vorrei concludere con le parole dell'ultimo intervento di Aniasi qui in questa piazza., due anni or sono: “Che la memoria viva, perché i giovani sappiano e gli anziani non dimentichino!”.