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25 APRILE. L'INTERVENTO DI FAUSTO BERTINOTTI
IN PIAZZA DEL DUOMO A MILANO IL 25 APRILE
Fausto
Bertinotti
Presidente
della Camera dei Deputati
Buon 25 Aprile a
tutte e a tutti, in questa piazza!
Venticinque
Aprile, Primo Maggio, 2 Giugno, grandi date della storia
del nostro popolo.
Oggi siamo qui a
ricordare - a ricordare chi, nelle carceri fasciste al
confino, nei lager, nei campi di concentramento e di
distruzione e qui, in questo nostro Paese, nelle valli,
nelle strade, nelle città, nelle campagne, ha speso il
suo impegno per
la Libertà
del nostro Paese e ci ha consegnato una nuova Italia e
la Repubblica
democratica. A loro và il nostro pensiero e il nostro
commosso ringraziamento.
Siamo
qui a ricordarli, uomini e donne che hanno costruito per
noi il futuro del Paese, le tante Brigate dai nomi
affascinanti che hanno riempito anche questa città,
liberandola dal fascismo; ne cito solo una per tutte,
perché può apparire una singolarità: “
la Brigata
Ebraica
”, ma dice con il suo nome, quanto sia stata grande
l'unità del popolo per combattere il fascismo e il
nazismo.
Ha detto un
grande scrittore del nostro Paese, incominciando un libro
famoso:”Cristo si
è fermato ad Eboli” , Carlo Levi “sono
passati molti anni pieni di guerra e di quello che si usa
chiamare La
storia”; possiamo ripeterlo anche noi.
Sono passati più
di sessant'anni da quel 25 aprile del'45 che segna
la Liberazione
dell'Italia; un tempo lungo, più del doppio degli anni
che hanno separato la prima dalla seconda guerra mondiale.
Eppure, ogni anno, centinaia di migliaia di persone in
Italia, si danno convegno materialmente o spiritualmente
per rinnovare quel patto di Libertà.
Perché accade,
come può accadere, oltrechè per l'impegno meritorio
delle organizzazioni resistenziali, che anche qui, oggi,
hanno costruito questo evento? Accade perché
la Resistenza
è la religione civile del nostro Paese;
la Resistenza
è l'anima della Repubblica italiana.
Sono passati
cicli alterni, a volte la memoria della Liberazione si è
persino offuscata, a volte è stata vilipesa, processi
complessi anche revisionistici hanno teso a metterne in
discussione il valore e il fondamento, ma ogni volta è
tornata come una grande aspettativa e speranza e quando un
giovane si mette nel cammino dell'impegno, incontra il
lascito della Resistenza.
Quando io ero
giovane, una canzone cantava un dolore; diceva: “di chi si è già scordato di Duccio Galimberti” , E invece no - sono venuti altri a ricordare i
Duccio Galimberti del nostro Paese, e hanno costruito
nuove resistenze, tante quante sono le generazioni che
hanno attraversato l'Italia.
Non sempre
queste manifestazioni sono state le stesse: diverse nelle
loro esposizioni, a volte più istituzionali, a volte più
militanti. L'Italia deve a Milano la difesa tenace di
una tradizione, da parte, in particolare, delle sue
Associazioni partigiane che ha saputo tenere unito il
popolo di Milano nel ricordo della Resistenza, e a farne
un fatto realmente democratico e partecipato.
Poco fa Casali
ricordava le frasi straordinarie di Piero Calamandrei. Si,
se uno ci chiede da dove ricominciare - proprio da li,
bisogna ricominciare: “dovunque è morto un italiano per riscattare
la Libertà
e la dignità” - diceva Calamandrei - “andate
li, o giovani col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione” . Andateci anche fisicamente. L'anno scorso
mi è capitato, il 25 Aprile, di essere a Marzabotto, e
li, in quel popolo che si radunava, su quelle colline
verdi, che segnavano nella loro memoria la tragedia della
distruzione di una popolazione trucidata li' - dove
era sorta la chiesa di quell'eccidio - li' spirava
lo spirito della Resistenza e della Liberazione, che vive
ancora oggi! Andiamo in questi luoghi, riscopriamo e
potremmo trovare li' in quel prato verde, una sepoltura
modesta di un uomo grande: Dossetti. Uno dei protagonisti,
con tanti altri, della nostra Costituzione, insieme ai
grandi padri della Patria: comunisti, socialisti,
liberali, cattolici, hanno costruito questo Paese.
La Costituzione
ne è la sua cattedrale.
La Costituzione
non è un esercizio retorico - lo voglio dire alle
ragazze e ai ragazzi che sono qui - è
vostra, è la porta aperta sul futuro; lo ricordava
poco fa Bonanni.
Ne abbiamo
bisogno oggi, oggi che viviamo -
non in questi giorni di festa ma nella quotidianità -
una strisciante
crisi di civiltà in cui affiorano violenze,
sopraffazioni, in cui i più deboli - persino i bambini
- vengono sopraffatti da una violenza inconsulta che è
covata da questa crisi di civiltà.
Oggi abbiamo
bisogno più che mai della Costituzione, di quella
Costituzione che
la Resistenza
ha costruito e che è ancora oggi, incompiuta.
Raccogliete
questo testimone, giovani dell'Italia e andate avanti
per realizzare
la Costituzione
repubblicana. Grandi articoli che parlano del futuro:
l'articolo 11 recita che l'Italia ripudia la guerra
come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli
e come mezzo di risoluzione delle controversie
internazionali. Noi vogliamo la pace, la pace contro la
guerra e contro il terrorismo, la guerra e il terrorismo
sono i nemici dell'umanità. Li rifiutiamo perché
vogliamo la convivenza di tutti: bianchi, neri, gialli,
nativi, migranti, credenti , non credenti, per costruire
insieme un futuro di libertà, di giustizia e di
tolleranza.
No, non siamo
disposti a ricadere nello scontro amico-nemico -No -
non c'è una guerra giusta; vogliamo costruire la pace.
Senza pace non c'è giustizia e senza giustizia non c'è
pace.
“Giustizia
e Libertà” - dicevano i partigiani, qualunque
fosse la loro divisa. E la giustizia sociale entra così,
portata dalle speranze e delle convinzioni politiche dei
resistenti, nella Costituzione.
L'articolo
1 recita: “L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Ma
possiamo dire che questo articolo 1 è offeso ogni giorno,
quando tre o quattro lavoratori muoiono sul lavoro!
Una realtà
intollerabile.
Diceva un grande
protagonista della storia d'Italia: “contro
l'ingiustizia bisogna ribellarsi”.
Cosa c'è di
più ingiusto di uno che viene condannato a morte solo
perché deve lavorare per vivere, per costruire il suo
futuro. Bisogna indignarsi e ribellarsi!
Questo ci hanno
insegnato i nostri padri : si muore sul lavoro - certo
per ragioni specifiche, lo sa ciascuno di voi - ma c'è
una ragione generale, c'è una causa generale che noi
dobbiamo debellare per essere fedeli all'articolo 1
della Costituzione: Me lo ha ricordato un vecchio minatore
quando mi sono recato a Marcinelle a ricordare una delle
più drammatiche stragi sul lavoro, in cui centinaia di
minatori, tra cui molti italiani, morirono sepolti. Mi
disse quel vecchio minatore commosso:
“ma tu sai la ragione perché sono morti i nostri
compagni della Miniera? Sono morti perché allora il
carbone valeva di più della vita umana”
Noi dobbiamo far
sì che non ci sia più carbone o merce che valga più
della vita umana, per conquistare un futuro alle
lavoratrici e ai lavoratori!
Viene dal
lascito del 25 Aprile la rivalutazione sociale del lavoro.
E vorrei ricordare qui, come grande eredità della lotta
di Liberazione e dell'impegno a proseguire nella pace il
processo di Liberazione, quell'articolo che forse più
di ogni altro costituisce il programma del futuro della
nostra Costituzione repubblicana: è l'articolo 3 che
recita:” tutti i
cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali di
fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza,
di lingua, di religione, di opinioni politiche, di
condizioni personali e sociali” e poi - badate -
questo è un compito che su queste piazze dobbiamo
assumerci insieme con una comunione di intenti, è compito
della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale che limitando di fatto la libertà e
l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno
sviluppo della persona umana e l'effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione
politica, economica e sociale del Paese.
Non è un sogno;
è un impegno per il futuro. Ma io vi chiedo:” che
rapporto c'è tra questo grande lascito di cui ancora
possiamo ringraziare chi ci ha liberato dal fascismo, e la
precarietà che investe la vita delle persone nel nostro
giorno, a partire dai giovani. La precarietà nel lavoro,
nella vita, la precarietà come una malattia sociale che
ruba il futuro ai giovani, che produce delle perdite
persino del senso dell'esistenza”: Rimuovere gli
ostacoli: cominciamo da qui, cominciamo a debellare la
precarietà per dare un futuro alle nuove generazioni:
È un compito
grande e difficile quello che ci sta davanti, che
ricomincia ogni giorno.
Il futuro ha
bisogno di nuove idee, di nuove progettazioni, ma ha
bisogno di poggiare su radici profonde, sulla cultura
democratica, sulle idee di giustizia e libertà, sulla
convivenza.- Ed è per questo che io penso che quando il
Sindaco di Milano viene qui a festeggiare il 25 Aprile è
una vittoria del 25 Aprile, della Repubblica e della
democrazia!
Noi abbiamo
bisogno anche nello scontro più aspro, più duro della
contesa politica, di mettere a valore i fondamenti
democratici comuni che abbiamo in questo Paese, per poter
combattere chi non li vuole rispettare o li vuole
calpestare.
Sembrano parole
antiche e invece ne abbiamo bisogno oggi che il futuro è
spesso oscuro. Torniamo alle sorgenti più limpide, alle
nostre fonti democratiche. E quale è la fonte più
limpida, se non la lettera di un condannato a morte della
Resistenza Italiana.
Io vorrei prima
di concludere, leggervi le righe di uno di questi
condannati a morte della Resistenza Italiana. Si chiamava
Pietro Benedetti; la lettera è indirizzata ai figli; sarà
ucciso poco dopo dalla violenza fascista. Dice la lettera:
“Amatevi
l'un l'altro, miei cari; amate vostra madre, e fate in
modo che il vostro amore compensi la mia mancanza. Amate
lo studio e il lavoro; una vita onesta è il migliore
ornamento di chi vive. Dell'amore per l'umanità fate
una religione - vedete la religione civile e siate
sempre solleciti verso il bisogno e le sofferenze dei
vostri simili. Amate la libertà e ricordate che questo
bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche
volta con la vita. Una vita in schiavitù e meglio non
viverla. Amate la madre Patria, ma ricordate che
la Patria
vera è il mondo, e ovunque vi sono vostri simili, quelli
sono i vostri fratelli, siate umili e disdegnate
l'orgoglio. Questa fu la religione che segui nella mia
vita, forse, se tale è il mio destino, potrò
sopravvivere a questa prova, ma se così non può essere,
io muoio nella certezza che la primavera che tanto io ho
atteso, brillerà presto anche per voi. E questa speranza
mi dà la forza di affrontare serenamente la morte”.
La primavera
venne con
la Liberazione
di Milano e d'Italia da parte delle forze partigiane e
da parte delle forze di Liberazione. Ma noi ricordiamolo
quel messaggio, ricordiamo che ovunque ci sono i nostri
simili, quelli che dobbiamo considerare fratelli.
Ricordiamolo questo messaggio.
Un grande poeta
Bertolt Brecht, ha scritto: ”Beati i popoli che non
hanno bisogno d'eroi”
Noi in questi
giorni, qui nel nostro Paese, abbiamo questo privilegio.
Dobbiamo essere degni, cittadine e cittadini di questo
privilegio: e c'è un solo modo per esserlo, è quello
di partecipare alla costruzione della vita pubblica, dello
spazio pubblico, della politica, e delle Istituzioni. La
vita politica e le Istituzioni democratiche, le forme di
vita associate nella realtà della società civile
ovunque, sono la continuità della grande speranza della
Liberazione. Far vivere la democrazia che oggi vive tante
sofferenze, quella che i padri hanno conquistato per noi,
ma che non può essere salvaguardate una volta per sempre.
Richiede il nostro impegno.
Ora tocca a noi
conquistare il futuro, alle giovani e i giovani che sono
su questa Piazza e che già la riempiono, la consegna di
realizzare il sogno ancora incompiuto dei resistenti.
Possiamo dire tutti noi che valeva la pena di vivere la
vita che abbiamo vissuto!