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25 APRILE. L'INTERVENTO DI TINO CASALI
IN PIAZZA DEL DUOMO A MILANO IL 25 APRILE
Tino
Casali
Presidente Nazionale ANPI
Coordinatore del Comitato Promotore
Ogni anno il 25 aprile si inserisce in un momento particolare della vita sociale e civile del Paese, a riconferma che l'Anniversario della Liberazione registra sempre indirizzi sociali e politici di viva attualità.
Quest'anno, il nostro primo pensiero, va al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ora si trova a Cefalonia unitamente ai rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane a rendere omaggio alla memoria dei Caduti per la Libertà.
Rivolgiamo a lui un saluto sincero e vogliamo sottolineare il suo nobile gesto, perchè Egli conferisce con la sua presenza nell'isola greca, un riconoscimento ufficiale ad un luogo che fu teatro di una strage impressionante.
Ci sentiamo e vogliamo sentirci vicini ed uniti al Presidente della Repubblica nel riaffermare il significato composito delle molte sfaccettature del sacrificio della Resistenza al nazismo.
La storia di Cefalonia e di altre isole del mare Egeo è solo in parte conosciuta. Iniziò con uno scontro contro i tedeschi che uccisero migliaia di soldati italiani, inquadrati nei reparti del risorto Esercito italiano.
Migliaia di soldati dissero NO all'alleanza truffaldina che i nazisti tentarono di imporre all'indomani dell'8 Settembre. Un referendum tra le truppe, circa undicimila soldati, sottufficiali ed ufficiali risposero negativamente a quel tentativo di accordo.
Un'altra considerazione significativa, che logicamente si riallaccia a quanto detto sino ad ora, riguarda la questione del fascismo e dell'antifascismo.
L'ANPI Nazionale ha recentemente emesso una comunicazione di preoccupazione per l'insorgenza organizzata di associazioni, enti e partiti fascisti richiamando - dice testualmente quel documento, le autorità: “all'applicazione delle leggi costituzionali e ordinarie che vietano tali iniziative”
L'antifascismo è il cardine della nostra rinnovata vita civile e sociale.
La Costituzione, di cui quest'anno ricorre il sessantesimo anniversario della sua entrata in vigore - il 1° Gennaio 1948 - e perciò completò sul finire del 1947, il suo iter giuridico all'Assemblea Costituente.
Vi sono leggi ordinarie, quali quella di Mancino (del 1993) che vietano tali associazioni. Ed allora affermiamo ancora oggi che le autorità preposte all'ordine pubblico hanno il dovere di vietare evidenti manifestazioni di fascismo, di apologia di una ideologia nefasta.
A tale proposito voglio anche aggiungere che le forze democratiche dovrebbero esprimere e dimostrare maggiore attenzione verso tali tematiche.
Dobbiamo scavare sul piano della cultura, dell'azione pedagogica, verso le giovani generazioni, ma non solo. Dovremmo impegnarci politicamente e culturalmente con continuità, per far capire loro la negatività assoluta di tali atti.
Sembra a qualcuno inutile ciò? Sembra superflua la nostra attenzione e vigilanza democratica?
Alcuni personaggi affermano, in diverse occasioni ogni anno, che il 25 Aprile non ha più senso. Qualcuno di parte, evidentemente crede che il nostro essere qui sia solo un atto residuale e rituale, nel senso negativo del termine. Forse vi è qualcuno che ritiene che il viaggio del Presidente della Repubblica a Cafalonia, sia da considerarsi un atto altrettanto inutile, ma è chiaro - anche dalla partecipazione di popolo a questa giornata - che non è così.
Tali affermazioni non corrispondono al vero dato che ancora ogni anno, ogni giorno, dobbiamo lottare per ricordare ciò che a molti di noi sembra ovvio. Cioè che la bestia è ancora in mezzo a noi, che il sonno della ragione genera mostri e che i mostri operano ancora all'interno della nostra società.
Domandiamoci se dal prossimo anno non si dovesse più attuare e ricordare questo anniversario, cosa sarebbe del nostro Paese? L'Italia sarebbe più povera, cadrebbe dell'indifferenziato vivacchiare delle coscienze. Noi, anche in questa occasione facciamo storia e lezione di civiltà per tutti quelli che, a diverso titolo non sono qui, per tutti quelli che verranno.
Milano, la capitale della Resistenza, ha ancora la funzione - e l'avrà per molto tempo - con la responsabilità che ora sente su di sé, di riaffermare, sempre e dovunque, a tutto il Paese, la lezione magistrale della Resistenza.
E' un dovere che non possiamo lasciare cadere.
In specie ora, in un momento politico delicatissimo nel quale siamo impegnati, ognuno a suo modo, in passaggi difficili ed ancora in corso, sia sul piano nazionale che internazionale.
La guerra e la pace sono cambiate nel tempo.
Quando da giovani, prendemmo le armi contro il nazifascismo, era tutto più chiaro, Si sapeva chi erano i nemici della democrazia e della libertà. Ora tutto si è complicato.
L'informazione, terribile potere di libertà da una parte, ma sviante e deformante dall'altra, si è intrecciata indissolubilmente con le motivazioni di guerra.
La politica internazionale, la finanza, l'economia si sono mescolate con le motivazioni belliche . Quindi , discussioni infinite su chi abbia ragione o torto negli scenari internazionali, sul che fare in situazioni ingarbugliate che diventano a volte indecifrabili, mentre le popolazioni civili soffrono e muoiono ogni giorno.
Variabili difficili da trattare: rapimenti di civili, minacce ecologiche. Basti pensare all'Afghanistan, all'Iraq, ma anche ai Balcani, ai drammi dell'Africa che dovrebbero essere sempre Più una indicazione di merito che rimanga una maestra di comportamento.
Allora, per noi, era tutto più chiaro. E tale chiarezza deve essere una indicazione di merito che rimanga, una maestra di comportamento.
Noi possiamo solo indicare ai giovani i nostri comportamenti e i valori. Noi li riproponiamo, vogliamo spenderli con voi nella vita quotidiana: la libertà, democrazia ed antifascismo. Se tali indicazioni di fondo rimangono valide, possono essere usate per risolvere ogni sorte di problema.
Usiamo perciò tale triade valoriale, proseguiamo assieme per una Italia di pace e di serenità, per una Italia civile.