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a cura di LUCIO CECCHINI
Nei venti mesi della lotta partigiana contro tedeschi e fascisti il Comitato Nazionale di Liberazione per l'Alta Italia (CLNAI) che operava nelle regioni ancora occupate, produsse una mole imponente di documenti su tutti gli aspetti della vita italiana. La sua attività può ben essere definita quella di un governo provvisorio e insieme di una struttura politico-militare responsabile del riscatto del Paese dalla dominazione nazista. In questa prima sezione ci siamo sforzati di individuare le prese di posizione più direttamente politiche, sia a livello delle scelte da operare sia nella previsione della liberazione e dell'avvio dell'Italia a un nuovo corso democratico. Avvertiamo subito, però, che i testi che riproduciamo sono ben lungi dall'esaurire l'ambito di intervento del CNLAI nella vita della società italiana. Proseguiremo quindi - esaurita con l'insurrezione nazionale del 25 aprile 1945 la fase della lotta più immediata - nella pubblicazione, tentando di dare lo spazio dovuto alle prese di posizione di taglio sociale e istituzionale, a quelle sui rapporti non sempre facili con gli Alleati, agli sforzi per conferire alla Resistenza una unità sempre più operante, sia dal punto di vista politico sia dal punto di vista militare. Crediamo che da questa ricostruzione, per quanto inevitabilmente incompleta, possano emergere le caratteristiche salienti di quel movimento complesso che siamo abituati a definire Resistenza e che certo non si esaurì in una lotta di riscatto nazionale, ma tentò di proiettarsi verso il futuro con indicazioni costanti di rinnovamento.
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Il primo dei documenti che riproponiamo ai lettori di Patria è un "Appello agli italiani", datato 7 ottobre 1943, quando Mussolini era già stato liberato dai tedeschi dalla sua prigionia sul Gran Sasso, ma quando non era stata ancora istituita la repubblica sociale di Salò: "Italiani! la Germania hitleriana si è avventata sulla nostra patria rivelandosi sotto il suo vero aspetto di cupida saccheggiatrice. Essa, considerando l'Italia alla stregua di una trincea, dirocca le nostre città, pone a ferro e fuoco le nostre ubertose campagne perché la tirannia nazista possa veder ritardata, sia pure di poco, la sua inevitabile sconfitta. Dinanzi agli orrori dell'occupazione tedesca i partiti politici italiani sentono oggi il dovere d'essere più che mai uniti, e di rimanere al loro posto di combattimento per la liberazione della patria. Per questo il Fronte dei partiti antifascisti assume ora il nome di Comitato di Liberazione Nazionale. Una nuova Italia sta sorgendo: l'Italia redenta, sulla quale non potrà dominare mai più l'oppressione fascista, né qualunque altra forma di governo che non sia emanazione della volontà popolare. Oggi carità di patria c'impone di far tacere ogni sentimento che possa costituire ostacolo alla più completa unità degli italiani contro l'oppressore. Ma non tarderà il giorno in cui il popolo sarà chiamato a pronunciare il suo solenne giudizio su tutti coloro i quali dal 28 ottobre 1922 in poi si sono resi comunque corresponsabili dei crimini fascisti culminati nella disfatta di ieri e nell'ignominia di oggi. Il Comitato di Liberazione Nazionale dell'Italia settentrionale, sicuro interprete della volontà degli italiani degni di questo nome, chiama tutto il popolo alla lotta contro il tedesco invasore e contro i traditori che se ne fanno servi e delatori. Nessun cuore vacilli. Uomini e donne, vecchi e fanciulli, ognuno si consideri mobilitato per la grande causa comune. Chi possiede, senta l'imperioso dovere di dare largamente ai molti che tanto soffrono. Non lasciamo deportare i nostri uomini in terra straniera come bestiame razziato. Non lavoriamo per il nemico tedesco. Non lasciamoci inquadrare coattivamente nelle sue formazioni armate. Per la nostra civiltà, per l'avvenire dei nostri figli resistiamo alle prepotenze di una tirannide già condannata dalla storia. Ci unisca il grido dei nostri padri: Fuori i tedeschi!". In questo documento, che segna la trasformazione del Comitato dei partiti antifascisti in Comitato di Liberazione Nazionale, sono enunciati i princìpi di fondo che caratterizzarono la Resistenza: indipendenza nazionale, richiamo alle tradizioni risorgimentali, volontà di dar vita, a liberazione avvenuta, a un sistema di libertà e di democrazia. Ma una nota da non sottovalutare è la grande apertura nei confronti degli stessi fascisti che non si fossero macchiati di crimini e che non avessero avuto responsabilità specifiche nella soppressione ventennale di tutte le libertà. Questo ci pare ponga nella giusta luce la qualificazione della Resistenza non come guerra civile - per la quale non c'era volontà né vocazione - ma come guerra inevitabile per rimuovere l'occupazione straniera e restituire al popolo la sua sovranità.
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Sempre dell'ottobre 1943 è un'altra presa di posizione successiva alla dichiarazione di guerra del governo del Sud contro la Germania: "Italiani! Il Governo Badoglio ha dichiarato la guerra alla Germania hitleriana. Mai guerra fu più giusta e patriottica di questa. Nell'unione operosa di tutte le forze del paese, essa dovrà esser condotta da chi veramente interpreta le aspirazioni nazionali. Gli invasori tedeschi vogliono impedirci di convivere in pace con gli altri popoli, pretendono che noi si combatta contro eserciti liberatori e amici dell'Italia, opprimono, saccheggiano, assassinano, fanno del nostro paese una "terra bruciata" con la complicità di un pugno di fascisti traditori della patria. Supremo onore e dovere di ogni italiano - ufficiale, soldato, operaio, contadino, intellettuale, funzionario - è di partecipare alla guerra di liberazione nazionale. Le donne d'Italia saranno al vostro fianco in questa sacrosanta lotta. Chi si sottrarrà a questo dovere si renderà complice dell'occupante tedesco. Aiutiamo con tutte le nostre forze i reparti dell'esercito e della Guardia nazionale che sono gli alfieri del nuovo Risorgimento. Nelle città, nei villaggi, sulle montagne facciamo di ogni ferro un'arma per combattere, seguendo l'eroico esempio di Napoli e delle Venezie. Nelle officine, negli uffici, nei servizi postali e telegrafici, lungo le strade ferrate colpiamo la produzione, l'amministrazione, le comunicazioni del nemico. Puniamo con inflessibile rigore i rinnegati che servono l'oppressore. La nostra azione renderà più prossima l'ora della vittoria e della redenzione, e riscatterà l'Italia dai crimini dei quali il fascismo l'ha macchiata. Unitevi tutti, senza distinzione di partiti e di fedi, al grido dei nostri padri: "Fuori i tedeschi!". Unitevi intorno ai comitati di liberazione nazionale, soli rappresentanti della volontà popolare. Dalla granitica base della volontà della nazione sorgeranno gli uomini nuovi e il nuovo governo che, distruggendo ogni vestigia fascista ed evitando il ripetersi di recenti errori, porteranno la patria a salvamento, libera e rispettata fra i popoli liberati dall'oppressione nazista. Viva l'Italia!".
In questo documento la nota dominante è il richiamo all'unità nazionale, senza distinzioni che non fossero, appunto, quelle delle preminenti responsabilità nell'aver determinato la tragedia che attanagliava il Paese. Unità di popolo, stretto attorno alle formazioni partigiane che si stavano formando.
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Il 4 novembre 1943, ricorrenza della vittoria nella prima guerra mondiale, il CLNAI si rivolse ancora agli italiani ricordando loro i valori dell'unità e dell'indipendenza nazionali: "Italiani! Tutti i fiori nei nostri giardini siano individualmente deposti il 4 novembre presso il monumento ai caduti in segno d'omaggio e imperituro ricordo, ma anche come affermazione della volontà nazionale di risorgere contro il nemico tedesco di fuori e il nemico fascista di dentro!".
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Una pagina molto importante della Resistenza è rappresentata dagli scioperi che i lavoratori delle città industriali del Nord misero in atto - esempio unico nell'Europa occupata dai nazisti - per esprimere volontà di indipendenza, di salvaguardia degli impianti industriali minacciati dal saccheggio dei tedeschi che manifestavano l'intenzione di trasferirli in Germania. Queste agitazioni ebbero anche motivazioni di carattere economico che oggi alcune tendenze revisioniste tentano di definire come prevalenti. È un tentativo che mostra immediatamente la corda. È piuttosto difficile, infatti, credere che decine di migliaia di persone mettessero a rischio la vita e comunque affrontassero il pericolo della deportazione in Germania soltanto per improbabili miglioramenti salariali. È inoltre più che documentato che quasi sempre alla testa delle agitazioni ci fossero nuclei operanti di resistenti: "Il Comitato di liberazione nazionale per l'Italia settentrionale, di fronte alle agitazioni degli operai torinesi insorti contro disumane condizioni di vita, aggravate dalla occupazione tedesca e dalla servile connivenza fascista, esprime piena solidarietà con la classe operaia consapevole di rappresentare un elemento fondamentale per la lotta nazionale di oggi e per la ricostruzione di domani".
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Il 28 gennaio 1944 si riunì, a Bari, il congresso dei partiti antifascisti. Il CLNAI indirizzò ai delegati delle zone liberate convenuti nella città pugliese questa mozione: "Il Comitato di liberazione nazionale per l'Italia centro-settentrionale, avuta notizia della convocazione in Bari per il 28 corrente gennaio 1944 dei rappresentanti dei partiti antifascisti dell'Italia meridionale; manda, innanzi tutto, al congresso il suo fraterno saluto, auspicando fattiva concordia, negli intenti, nell'azione e nei fini di liberazione, indipendenza, democrazia; rileva che nell'Italia centro-settentrionale tale concordia già è stata raggiunta e che tutte le forze morali e materiali sono state mobilitate, riunite ed organizzate sotto la guida e il comando unico del Comitato di liberazione nazionale, composto dei delegati dei soli partiti antifascisti, i quali si costituirono ed operarono sia pur clandestinamente, anche prima del 25 luglio 1943; afferma, in conformità alla solenne dichiarazione del CCLN di Roma in data 16 ottobre 1943, ribadita dall'ordine del giorno 16 novembre 1943, che non appena la capitale sarà liberata dal nazifascismo, dovrà venire costituito un governo straordinario il quale, emanazione esclusiva ed integrale del CLN, assumendo tutti i poteri costituzionali fin quando il popolo italiano potrà liberamente decidere sulle forme istituzionali dello stato, realizzi nella sua formazione l'autentica espressione democratica del popolo italiano; constata che dopo venti anni di tirannia fascista, l'Italia, gittata suo malgrado in una guerra disperata e rovinosa, non può avere, e non ha fiducia, per la sua prossima resurrezione, se non in quelle forze effettivamente esistenti e operanti, e cioè nelle forze del popolo; il quale combatte e muore onde ottenere libertà e democrazia, ma non intende iniziare la nuova era attraverso compromessi e patteggiamenti - moralmente disonesti e praticamente dannosi - con correi del nefasto ed abbietto regime fascista; eppertanto il CLN dell'Italia centro-settentrionale: confida che i partiti antifascisti dell'Italia meridionale, non più sottoposti al giogo ed al terrore nazifascista, faranno propri i postulati sopra esposti particolarmente in ordine al concretarsi della vacanza monarchica ed alla formazione del governo straordinario, tenendo presente che eventuali contrasti e divergenze su tali punti fondamentali potrebbero irrimediabilmente pregiudicare l'attesa ed indispensabile unità della nazione. Assicura il congresso di Bari della ferma volontà degli italiani residenti nei territori occupati di continuare, con sempre maggiore energia, fianco a fianco con tutti gli Alleati, la implacabile lotta contro il nazifascismo, sino alla totale espulsione del nemico dal patrio suolo, ed anzi sino al suo completo annientamento". Nel testo appena riprodotto si poneva in termini chiari la questione istituzionale, con la prospettiva di un pronunciamento popolare appena l'Italia fosse stata liberata dall'occupazione straniera. Questa linea fu recepita dal congresso di Bari.
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Ancora gli scioperi dei lavoratori italiani sono al centro del documento che segue, datato 3 marzo 1944: "Il Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia addita all'ammirazione e alla riconoscenza dell'intero popolo italiano la magnifica prova di compattezza morale e politica delle masse operaie dell'Italia settentrionale e della Toscana che con una manifestazione plebiscitaria hanno significato la loro irriducibile opposizione all'invasione nazista, il loro reciso disprezzo per la repubblica fantoccio ed i suoi miserabili espedienti di socializzazione, la loro indefettibile volontà di lotta fino alla vittoria. Confida che i governi e le pubbliche opinioni dei paesi alleati sapranno comprendere lo storico significato della manifestazione, che dà espressione solenne alla profonda volontà di tutti gli italiani di contribuire validamente col loro sacrificio ed il loro sangue alla causa della liberazione d'Europa e li associa definitivamente ai destini dei popoli alleati; e sapranno intendere di conseguenza che l'effettiva direzione del movimento di riscossa nazionale - movimento al quale partecipano tutte le forze vitali del paese - appartiene ormai all'irresistibile iniziativa delle masse popolari e delle formazioni armate che si esprimono dal loro seno, attraverso gli organi politici e sindacali che le unificano e le rappresentano. Saluta i volontari della libertà che quotidianamente combattono e muoiono all'ombra del vessillo nazionale. E invita tutti i lavoratori del braccio e della mente, gli uomini e le donne di tutta Italia, a raccogliersi in fervore di preparazione morale e materiale per l'ora ormai prossima in cui tutte le energie dovranno essere gettate nella battaglia finale, nella quale il popolo italiano saprà, col proprio valore e la propria abnegazione, riconquistare l'indipendenza e la libertà in un mondo di riconsacrata giustizia politica e sociale". Di pari data è questo appello agli industriali perché condividessero con spirito di unità e di apertura le iniziative dei lavoratori e non li penalizzassero per una presa di posizione il cui valore patriottico era evidente: "Il Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia riconosce nello sciopero generale degli operai, impiegati e tecnici delle regioni settentrionali del paese, e nella simpatia della popolazione tutta che circonda i lavoratori in lotta, il segno della sicura rinascita della patria e della sua prossima liberazione. Esso si rivolge agli industriali affinché, nello spirito della unità della nazione risorgente, ripudino la collaborazione col nemico tedesco e coi traditori fascisti, accolgano le legittime richieste dei lavoratori, ed effettuino a questi ultimi il pagamento delle giornate di sciopero o di sospensione del lavoro ordinata col pretesto della scarsità di energia elettrica".
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All'unità tra i partiti antifascisti e alla necessità di dar vita a un governo straordinario in cui fossero rappresentate le forze democratiche è dedicato il documento che segue, del 17 marzo 1944: "Il Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia, nell'approssimarsi dell'ora in cui l'intero popolo italiano sarà chiamato a dare tutto se stesso nella lotta contro l'invasione nazista e la rinnovata autocrazia fascista, riafferma l'imperiosa necessità storica del patto d'unione fra tutti i partiti politici italiani riuniti nel CLN; riafferma la necessità della costituzione d'un governo straordinario composto dai rappresentanti dei partiti aderenti, al quale dovranno essere trasferiti tutti i poteri costituzionali dello stato, e che, in forza di tali straordinari poteri e del reale consenso ed appoggio dell'intera opinione pubblica, dovrà chiamare a raccolta ed organizzare tutte le forze vive del paese per la partecipazione alla guerra di liberazione nazionale ed europea; riafferma altresì che solo la costituzione di un tale governo, responsabile unicamente davanti alla nazione e alle sue future forme rappresentative, col deferire ogni decisione sul problema istituzionale all'inappellabile verdetto del suffragio universale, potrà consentire l'unione sacra di tutti gli italiani contro i nemici di dentro e di fuori, a tutti permettendo di stringersi per la battaglia intorno ad una bandiera incontaminata. Additando l'esempio delle masse operaie e dei volontari della libertà che con ammirabile concordia di pensiero e di azione combattono per l'indipendenza nazionale, fa appello al senso di responsabilità storica e morale di tutti i partiti aderenti affinché, imponendo silenzio a voci discordi, sventando manovre interessate e solo ascoltando la voce della patria e le sue supreme esigenze, proclamino la loro inflessibile decisione di essere guida vivente del paese nell'ora della battaglia suprema attraverso quell'indefettibile unione di animi e di volontà che solo potrà assicurare davanti al mondo i destini del secondo Risorgimento nazionale".
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L'aspirazione manifestata dal CLNAI ebbe un primo, parziale accoglimento con la formazione del secondo governo Badoglio. Accoglimento parziale nel senso che della nuova compagine facevano parte le forze antifasciste. Tuttavia, il governo era ben lungi dall'avere quei poteri istituzionali straordinari che erano stati auspicati. Il 22 aprile 1944 il CLNAI inviò questo indirizzo al nuovo governo: "Il Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia, ritenuto che una maggiore e più attiva partecipazione dell'Italia alla guerra di liberazione contro la Germania hitleriana ed a fianco delle Nazioni Unite è condizione primordiale per la salvezza della patria, per una rapida liberazione del suo territorio, perché il paese si riscatti dalle responsabilità dei crimini mussoliniani commessi in suo nome e sia accolto nella fraterna comunità dei popoli liberi; considerato che la realizzazione dello sviluppo democratico e delle profonde modificazioni strutturali che il movimento di liberazione propugna è condizionata ad una più intensa partecipazione alla guerra dei partiti antifascisti alla testa del popolo per il conseguimento della vittoria contro il comune nemico; afferma che la guerra di liberazione può essere condotta soltanto da un governo nazionale di guerra a larga base democratica nel quale i partiti antifascisti aderenti al CLN entrino a maggioranza e siano elemento effettivo e decisivo di propulsione e di direzione; mentre si compiace della rinsaldata unità del CLN che ha deluse le speranze fasciste; dichiara di collaborare pienamente col Governo democratico di guerra ora costituitosi a Napoli con la partecipazione di tutti i partiti antifascisti, Governo che dovrà condurre la guerra per la liberazione del paese e per l'annientamento dei residui fascisti".
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Peraltro, il Comitato di Liberazione non risparmiò anche critiche e rampogne, chiedendo maggiore energia e determinazione nel concorrere allo sforzo comune. A questo proposito, il testo che segue, del 30 maggio 1944, ci sembra esemplare: "CLNAI esige intensificazione propaganda. Nord Italia non informata attività Governo di liberazione. Essendo radio Bari debole et disturbata Governo parli via Londra et altre stazioni alleate. Governo deve lanciare sulle città continuamente notizie, appelli, manifesti, controbattere propaganda neofascista con incitazioni resistenza, diffondere ordini forze armate, valorizzare partecipazione truppe italiane a guerra, incitare popolazioni ad appoggiare partigiani et radicare in esse concetto che legalità appartiene solo al Governo democratico et suo rappresentante CLN. Nord Italia deve sentire presenza, assistenza costante Governo nazionale".
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La liberazione di Roma (4 giugno 1944), oltre a rappresentare, ovviamente, un fatto di grande significato, sembrò imprimere una accelerazione decisiva alla cacciata dei tedeschi dall'Italia. Questa speranza era molto diffusa ed influenzò le prese di posizione dei mesi successivi, anche se, purtroppo, doveva dimostrarsi illusoria. Ci sarebbero voluti ancora molti mesi di dura lotta per arrivare alla liberazione definitiva del Paese. Il CLNAI salutò in questi termini l'ingresso degli Alleati nella capitale: "Italiani! Le truppe alleate sono in Roma: la capitale è liberata. I cuori di tutti sono tesi verso la città eterna, simbolo delle ardenti speranze e delle inconcusse aspirazioni delle generazioni garibaldine: verso la città che racchiude fra le sue mura venerande i segni della maestà e della gloria consacrate dai secoli. Tutti comprendono che la liberazione di Roma significa per l'Italia riconquistare la libertà del proprio corpo e della propria anima: significa la possibilità, per il popolo italiano, di riconsacrare nell'azione la riconquistata libertà, aprendo la via al nuovo Risorgimento e al rinnovamento democratico della nazione. Un nuovo gigantesco compito si schiude per noi: quello di concorrere, colla irrefrenabile potenza dell'entusiasmo popolare, alla liberazione di tutto il resto d'Italia, alla liberazione di tutti i paesi europei calpestati dagli Attila motorizzati, all'annientamento dell'incubo nazista di violenza, di sangue e di orrore che soffoca il mondo. Una nuova pagina della storia nazionale dovrà essere scritta: nelle formazioni dei patrioti, dei volontari della libertà, e in quella dell'esercito regolare, gli italiani avranno l'onore di confondere il loro sangue con quello dei cittadini della libera Europa e del libero mondo. Italiani! Nell'ora in cui in Campidoglio vengono solennemente riaffermate l'indipendenza e la libertà del popolo italiano, manifestate ovunque la vostra gioia: nei campi, nelle officine, negli uffici, ovunque, sospendete il lavoro, alzate ed esponete dappertutto il tricolore. La vostra gioia e il vostro entusiasmo rafforzino la vostra incrollabile decisione, centuplichino le vostre energie: i vostri cuori e le vostre volontà siano un solo cuore ed una sola volontà, pronti alle prove supreme, nella certezza della vittoria".
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È di poco successiva la dichiarazione con la quale il CLNAI assumeva i poteri del CLN nelle zone ancora occupate: "Il CLN per l'Alta Italia, in applicazione delle direttive ricevute in data 31 gennaio ultimo scorso dal Comitato centrale di liberazione nazionale, a séguito della liberazione di Roma e della temporanea interruzione di rapporti con lo stesso Comitato centrale, delibera di assumere la funzione di comitato centrale di liberazione nazionale per tutto il territorio occupato dalle forze nazifasciste".
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Nel proclama che segue, del 14 giugno 1944, il CLNAI esprimeva la speranza di una liberazione imminente ed invitava gli italiani allo sforzo decisivo per quella insurrezione nazionale che gli eventi avrebbero invece collocato parecchi mesi dopo: "Italiani! Liberata Roma, gli eserciti alleati e i nostri fratelli che con loro combattono la comune guerra di liberazione, avanzano rapidamente verso il settentrione. L'eroica lotta dei patrioti volontari della libertà è di valido aiuto alla battaglia comune. In Francia si è vittoriosamente iniziato il secondo fronte, che, allargandosi e combinandosi con l'offensiva delle armate sovietiche, stritolerà quel che resta della barbara potenza hitleriana. Si inizia così la fase decisiva della nostra battaglia, per la quale tutte le forze debbono scendere in campo. Siamo entrati nel periodo della insurrezione nazionale contro l'invasore tedesco ed i traditori fascisti. L'insurrezione nazionale, nelle attuali condizioni, non si proclama come si emana un ordine di marcia ad un esercito regolare: essa sarà un processo, nel corso del quale la nostra lotta deve potentemente intensificarsi, culminando nello sciopero generale insurrezionale, nella cacciata dei tedeschi e dei fascisti. Per i nostri fratelli delle zone più vicine al fronte di combattimento, il momento dello sciopero generale insurrezionale è già giunto; esso si produrrà successivamente per tutte le regioni, mano a mano che la battaglia si avvicina, o quando si producesse una grave situazione di debolezza delle forze tedesche in ritirata. L'ordine sarà dato dai comitati di liberazione provinciali. Il Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia ordina a tutti i patrioti e volontari della libertà di passare decisamente all'azione dovunque - sulle montagne, nelle pianure e nelle città - per appoggiare validamente i liberatori che avanzano. Non si lasci respiro all'invasore: che le sue comunicazioni siano tagliate; i suoi collegamenti sabotati ed interrotti. Ogni italiano si consideri soldato degli eserciti della libertà; non passi giorno senza che ogni italiano compia un gesto concreto per partecipare alla lotta comune. I soprusi, le violenze, le ingiustizie non restino senza risposta: protestate, manifestate nelle fabbriche e nelle strade, reagite con sospensioni di lavoro e con scioperi parziali. L'ora del movimento generale vi sarà indicata dagli organismi responsabili. Stiamo diventando i più forti; il nemico accusa già la propria debolezza. Italiani! Ascoltate la voce del dovere! Operai ed operaie, impiegati, tecnici, professionisti, dirigenti di aziende, impresari, non lavorate per il nemico, sabotate la sua produzione di guerra, non rispondete alle precettazioni, sottraetevi alla infamante deportazione in Germania che minaccia la vostra vita, organizzatevi in formazioni cittadine di patrioti e di volontari della libertà. Il compito dell'ora è di interrompere le comunicazioni tedesche, attaccare gli sgherri nazisti e fascisti che assassinano i patrioti, trucidano donne vecchi e bambini, distruggono villaggi, fanno del nostro paese una terra bruciata. Ufficiali patrioti, quali che siano le vostre opinioni, mettete le vostre conoscenze militari al servizio del paese nelle formazioni di volontari della libertà o affiancate comunque la loro lotta. Ufficiali e soldati componenti le forze armate "repubblicane", non obbedite agli ordini dei tedeschi e dei loro servi, passate con le armi dalla parte dei patrioti. Giovani, l'onore e la gloria sono nelle nostre file; nel fascismo è soltanto tradimento della patria ed infamia. Il vostro posto non è in Germania, in Francia o altrove, a morire per l'oppressore tedesco, ma sulla terra nostra per difendere e liberare la patria. Italiani, non lasciamoci derubare del nostro grano che prenderebbe la via del Brennero: niente agli ammassi fascisti! Non permettiamo che le nostre migliori macchine siano trasportate oltre Alpe. Ferrovieri, fate il vostro dovere di italiani, sabotate i trasporti del nemico e riferite immediatamente a chi di dovere l'effettuarsi di ogni trasporto di carattere militare. Donne, salvate, come a Forlì, Modena, Parma, i vostri figli che Mussolini ha ordinato di assassinare a centinaia; lottando e manifestando per le strade imporrete la vostra volontà e la giustizia. Lavoratori e lavoratrici, esigete pane, grassi, viveri, per sfamarvi ed una mercede adeguata al costo della vita. La solidarietà nazionale di quei datori di lavoro che non collaborano col nemico non sia vana parola. Italiani! Un monito speciale rivolgiamo - e sarà l'ultimo - ad agenti ed ufficiali della GNR, agli agenti delle varie polizie, agli addetti alle magistrature speciali e militari, a tutti coloro che lasciano seviziare le popolazioni ed i carcerati, ai neofascisti, sui quali tutti già pesano gravissime responsabilità. A costoro diciamo: se continuerete a prestarvi alle sopraffazioni ed alle atrocità dei tedeschi e dei traditori loro vassalli, la vostra condanna è decisa. I vostri nomi sono noti, la vostra azione controllata. La vostra sorte dipenderà dall'aiuto che darete ai patrioti. Italiani! L'ora della totale liberazione e della vittoria è vicina. Lottiamo uniti per un'Italia rinnovata, libera e indipendente". In questo contesto ci sembra da sottolineare l'insistenza con cui ci si rivolgeva agli appartenenti alle forze armate della repubblica sociale per sollecitarne una presa di coscienza che avrebbe potuto risparmiare molti dolorosi lutti. È una testimonianza ulteriore dello spirito nazionale che animava la Resistenza.
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Il 25 luglio 1943, con il voto di sfiducia del Gran Consiglio del fascismo e l'arresto di Mussolini deciso dal re aveva segnato la fine del regime fascista. Un anno dopo, il CLNAI rivolgeva un ennesimo appello agli italiani: "Italiani, il 25 luglio 1943 la dittatura mussoliniana, nata dalla violenza e vissuta nell'arbitrio, nel sangue e nella frode, crollava per sempre, segnando l'inizio di quella vasta crisi politica e militare della potenza nazista, che è prossima a concludersi con la liberazione della nostra patria e di tutte le patrie d'Europa. Per vent'anni il popolo italiano soffrì, nelle carni e nello spirito, l'oppressione fascista che negava e irrideva, con le tradizioni e gli ideali che avevano fatta e accresciuta l'Italia, gli stessi princìpi che sono fondamento di qualsiasi società civile. Per vent'anni una schiera sempre più folta di audaci e di eroi, venuti da ogni parte politica e da ogni ceto sociale, lottò senza tregua affrontando la persecuzione, il carcere e l'esilio e non si stancò di denunziare al mondo, che in tanta parte e troppo a lungo non seppe o non volle capire, la minaccia che alla pace, all'ordine, alla moralità internazionale costituiva la durata di un regime che, anche nei rapporti internazionali, conosceva solo ed esaltava il diritto della forza e della rapina. Vent'anni di martirii, di sforzi tenaci, di oscuri eroismi diedero il loro primo frutto il 25 luglio 1943; e quello stesso giorno il popolo tutto si levò e smascherò le estreme miserabili combinazioni ed i meschini temporeggiamenti, e richiese da ogni piazza d'Italia il suo posto di combattimento accanto alle Nazioni Unite per la libertà e la democrazia. Italiani! Oggi 25 luglio 1944 l'Italia, pur trafitta e dolorante è in piedi e risale lentamente, ma sicuramente l'abisso, dove era stata precipitata. Un governo nazionale a base democratica, costituito dai partiti antifascisti del Comitato di liberazione nazionale, presiede alle sorti del paese e, con l'opera di ricostruzione, già prepara le condizioni in cui il popolo, tornato padrone del proprio destino, dovrà decidere del suo assetto costituzionale e sociale. Dal Tirreno all'Adriatico le forze armate italiane, che il fascismo aveva avvilite nelle avventure e condotte alla sconfitta, combattono gagliardamente a fianco dei gloriosi eserciti alleati. Nell'Italia ancora occupata e seviziata dalle orde naziste e dalla residua sbirraglia fascista, i patrioti della libertà e le masse lavoratrici conducono, sotto la guida del Comitato di liberazione nazionale, un'indomita, quotidiana battaglia che, nel sacrificio e nell'ardimento, riafferma e riconsacra l'onore e la fierezza nazionale. Italiani! Gli sforzi comuni hanno affrettato l'ora della sconfitta per i nostri nemici, del trionfo per i nostri ideali. In un anno, molto è stato fatto per la liberazione e la risurrezione della patria. Ma ancora molto resta da fare. Occorre più che mai essere concordi, risoluti, instancabili: prossima è l'ultima grande prova che riconquisterà l'unità, l'integrità e l'indipendenza nazionale. Accanto alle Nazioni Unite che da oriente e da occidente premono e piegano l'ultima disperata resistenza nazista, la vittoria non potrà mancare né tardare. E, con la vittoria, l'Italia libera e democratica ritroverà anche il suo posto di onore e di lavoro nella comunità delle nazioni libere e democratiche".
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Il 6 agosto 1944, mentre stavano tornando in Italia alcune divisioni che erano state addestrate in Germania e che sarebbero state adibite dai tedeschi soprattutto alla repressione contro i partigiani, il CLNAI si rivolse ai militari che ne facevano parte. Molti di essi raccolsero l'appello passando nelle file della Resistenza o, comunque, abbandonando le formazioni: "Nel settembre dell'anno passato vi abbiamo visto deportati dall'Italia con i metodi più brutali: vi vediamo oggi rientrare in patria col cuore pieno d'angoscia. Voi non potete certo dimenticare come a forza foste ammucchiati nei carri bestiame piombati, e con quanta fredda e calcolata crudeltà foste trattati nei campi di concentramento, fino al giorno in cui una firma di adesione vi fu estorta. Molti vostri compagni riposano sotto terra tedesca o languono negli ospedali; molti altri, al cui comportamento di ogni giorno l'appellativo di eroico è inadeguato, soffrono ancora fame, sevizie e umiliazioni, sono ancora ostaggi, nelle mani dei nostri nemici. Del tedesco avete conosciuto l'ostentato disprezzo; e se oggi esso vi rivolge parole di blandizia e se vuol darvi l'impressione di trattarvi come alleati, di fatto vi destina e vi ha sempre destinato ai servizi più pericolosi e meno onorevoli. Tipici esempi si sono già avuti in Africa e in Russia; a tutti è noto l'iniquo e crudele trattamento usato ai reparti italiani nei momenti tragici delle ritirate. Con la vostra venuta in Italia il nazista e il suo complice fascista vorrebbero che si iniziasse la più dolorosa delle guerre civili: noi siamo certi che voi, giovani, non servirete da strumenti di tanta bassa infamia. Vi invitiamo a guardarvi intorno con occhi aperti e con intelligenza: da un lato vedrete e saprete delle rovine, delle devastazioni, delle depredazioni, dei massacri di innocenti compiuti dalle truppe tedesche, che in tre mesi, da Cassino sono state ricacciate, abbandonata Firenze, fin sulla linea dell'Appennino; dall'altro potrete rendervi esatto conto dello stato d'animo che pervade la quasi totalità del popolo italiano: esecrazione del tedesco e del servitore fascista. Di questo stato d'animo sono fedeli e valorosi interpreti i volontari della libertà, agli ordini dei comitati di liberazione nazionale, rappresentanti del Governo italiano. Essi sono decisi a combattere fino all'ultimo per cacciare l'invasore, che fucila innocenti, prigionieri e ostaggi ed ha rialzato la forca, per la prima volta, dopo il Risorgimento, nelle piazze d'Italia, e ad abbattere i suoi complici, che, fuggiaschi dal combattimento, infieriscono vilmente sugli inermi. Vorrete voi combattere per il tedesco, nostro secolare nemico? Vorrete voi combattere per il servo fascista, responsabile della rovina della nostra Italia? Vorrete voi usare le armi contro i vostri fratelli italiani, che vogliono, come voi dovete volere, la patria libera, perché possa risorgere dalle rovine e dalle disgrazie in cui l'hanno gettata proprio i tedeschi e i fascisti? No, voi non tradirete la patria, i compagni e i martiri nostri! Voi al contrario dovete passare nelle file dei volontari della libertà; le vostre armi devono servire alla giusta causa; le vostre forze debbono cooperare alla nostra vittoria, che è prossima e certa. Ripetiamo: la nostra vittoria è prossima e certa: gli eserciti tedeschi sono battuti su tutti i fronti, hanno dovuto abbandonare enormi territori, danno evidenti segni di stanchezza. Reparti interi si arrendono senza combattere: sono avvenuti scontri tra reparti dell'esercito e delle SS: tutto quanto affermiamo è pura verità, e ne avrete presto la prova, anche se vi si tiene abilmente all'oscuro di quanto va succedendo. D'altra parte la superiorità numerica e di mezzi delle forze alleate appare ogni giorno più evidente: il combattere ancora è follia e non può apportare che inutili lutti in una Europa già straziata. Infine l'attentato a Hitler del 20 luglio scorso ha provato chiaramente che vi è scissione profonda tra esercito tedesco e nazismo. Oramai voi servite solamente la follia di pochi delinquenti, che tentano di ritardare di qualche giorno la loro fine inevitabile ed il giusto castigo. In Italia i loro servi fascisti non riscuotono più alcun credito né fiducia, il cosiddetto partito è sciolto, il traditore Graziani è stato retrocesso a capeggiatore di un iniquo e miserevole tentativo di repressione. Soldati italiani! Se siete degni di questo nome e se vorrete, nella nuova Italia, avere diritto di procedere a fronte alta e onorevolmente, accorrete subito, con le armi, a combattere al fianco dei vostri fratelli volontari della libertà. Il Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia vi rivolge questo fraterno invito, che è anche un monito, certo che voi ascolterete la parola della patria".
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L'ultimo appello di questa sezione è del 30 agosto 1944 ed è rivolto agli italiani delle terre ancora occupate: "L'ora della liberazione è vicina. I volontari della libertà, che eroicamente combattono da un anno, superando le più gravi difficoltà, nelle piane e sui monti d'Italia, sostenuti dalla parte migliore di tutti gli strati del popolo, hanno dato un prezioso contributo alla guerra vittoriosa delle Nazioni Unite, i cui valorosi eserciti si preparano ormai a vibrare il colpo mortale alla idea nazifascista. Più intensa ed aperta divenga ogni giorno la vostra partecipazione alla lotta. Il giorno della liberazione dal secolare nemico e dal tiranno interno segnerà l'aurora della libertà e della democrazia in una Italia rinnovata dal dolore e dal sacrificio. Il Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia, che trae la propria autorità da quelle correnti che hanno condotto una lotta ventennale contro il fascismo e rappresenta nelle terre occupate il Governo democratico d'Italia, sa che è volontà concorde di tutti gli italiani di por fine per sempre a quel sistema di imposizioni autoritarie e di sopraffazione che il nostro paese ha sofferto per vent'anni e che lo ha condotto al disastro attuale. Solo se ogni cittadino eserciterà i propri diritti e rispetterà i propri doveri partecipando attivamente ed onestamente alla vita pubblica del paese, sarà realizzato il rinnovamento civile d'Italia. Uomini nuovi e scevri da ogni responsabilità del tragico ventennio che oggi si chiude debbono essere chiamati ad assumere il grave onere della direzione della cosa pubblica. Il Comitato di liberazione nazionale per l'Alta Italia si preoccupa fin d'ora che la designazione di questi uomini venga espressa da organismi che interpretino la volontà di tutte le categorie della popolazione. Esso invita perciò tutti i cittadini ad aderire, pur nei limiti imposti dal clima terroristico qui creato dal nazifascismo, alle organizzazioni di massa che fanno parte del movimento di liberazione, a crearne eventualmente altre, a costituire ovunque dei comitati di liberazione nazionale di località e dei comitati di liberazione di categoria, di amministrazione, di fabbrica. Questi organismi saranno preventivamente consultati, nelle forme consentite dalla clandestinità. Quando ciò non fosse possibile, i comitati di liberazione nazionale provinciali e locali si propongono di procedere immediatamente, a liberazione conquistata, a larghe consultazioni dei sopraddetti organismi che permettano di costituire, sulla più vasta base democratica, gli enti rappresentativi della volontà dei cittadini. Ciascuno di voi mediti e senta l'importanza ed il significato di questo impegno che vi addita la via per cui ogni cittadino deve sentirsi partecipe fattivo e responsabile delle sorti della patria. Per questa grande conquista ognuno di noi deve oggi assumere il proprio posto di combattimento. Solo così, rinnovato il costume civile dei cittadini, l'Italia potrà rinascere a nuova e degna vita".
Da "Patria indipendente" n. 2 del 2000
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