Le guerre coloniali del fascismo - L'Etiopia

Indirizzata contro l'unico Stato effettivamente sovrano del continente africano, l'aggressione italiana all'Etiopia fu l'ultima guerra di conquista coloniale e come tale provocò profonde ripercussioni politiche. Il regime fascista sembrò celebrare in quella guerra il suo trionfo e scoprire la sua vocazione imperiale: se infatti parve perseguire piste già seguite in tempi precedenti dall'imperialismo italiano, con una giustificazione ideologica che ripeteva i vecchi motivi del "posto al sole" per la "nazione proletaria", ciò avveniva tuttavia con uno spiegamento di forze militari mai conosciuto da nessuna guerra coloniale, con una sostanziale noncuranza per le conseguenze della guerra sui rapporti internazionali e con una piena mobilitazione di tutte le energie interne e di tutta la forza del regime, quale non sarebbe stata raggiunta neppure durante la ben più impegnativa prova del secondo conflitto mondiale.
La prima ideazione dell'impresa risale al 1932; a quest'anno risalgono infatti i piani militari e le memorie di carattere diplomatico che confermavano nell'Etiopia l'unico territorio appetibile alla conquista italiana. La decisione definitiva fu presa il 30 dicembre 1934, alla vigilia dell'accordo con la Francia, considerato condizione indispensabile per un'impresa impegnativa sotto il profilo militare e attuabile solo con la garanzia di avere le spalle coperte in Europa.
Nel gennaio del 1935 De Bono viene nominato alto commissario per l'Africa Orientale con il preciso mandato di preparare la guerra. La propaganda fascista diede avvio ad un'intensa campagna, basata sulla "missione civilizzatrice" dell'Italia e sulla necessità di dare terra e lavoro ai contadini italiani. Rispetto alle altre precedenti imprese coloniali italiane, la guerra d'Etiopia conobbe una preparazione politica, militare e psicologica molto più accurata, nella quale l'organizzazione del consenso diveniva questione essenziale e investiva non solo le classi dominanti ma la stessa popolazione.
La guerra, anche se meno rapida di quanto ci si aspettasse, si rivelò un pieno successo anche dal punto di vista militare grazie a uno straordinario impiego di uomini e mezzi. Tra il febbraio del 1935 e il maggio 1936, dal porto di Napoli transitarono 361.979 tra soldati e sottufficiali, 17.989 ufficiali, 67.113 operai, 61.100 quadrupedi, con un movimento complessivo di materiali pari a 570.117 tonnellate. Il consumo quotidiano di carburante fu di circa 300 tonnellate, superiore a quello della "grande guerra". I costi, umani e materiali, di questa avventura furono elevatissimi.
Le sanzioni decise dalla Società delle Nazioni non ebbero effetti sostanziali. Nell'elenco dei generi sanzionati non figurava quello decisivo per bloccare le operazioni belliche, il petrolio. Nelle settimane precedenti l'entrata in vigore delle sanzioni, inoltre, gli stessi paesi che le avevano sottoscritte si affrettarono ad effettuare vendite massicce di armi e materiali di ogni genere all'Italia.
I comandanti militari italiani non lasciarono nulla di intentato per conferire alle operazioni un carattere di guerra totale, chiedendo e ottenendo da Mussolini, libertà d'azione per l'uso di gas di ogni tipo, da tempo accumulati a tonnellate in Eritrea. La guerra terroristica, condotta anche con bombardamenti indiscriminati, e la superiorità militare, logorarono in maniera decisiva la resistenza etiopica, provocando il crollo dell'esercito abissino e aprendo alle forze italiane la strada di Adis Abeba, occupata da Badoglio il 5 maggio 1936. Quattro giorni dopo veniva proclamato l'Impero.