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| "Lo avrai, camerata Kesselring..." | |
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Processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse
Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di
innocenti), Albert Kesselring, comandante in capo delle
forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu
condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a
vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue
"gravissime" condizioni di salute, egli fu messo
in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e
un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per
altri 8 anni fu attivo sostenitore. Pochi giorni dopo il
suo rientro a casa Kesselring ebbe l'impudenza di
dichiarare pubblicamente che non aveva proprio nulla da
rimproverarsi, ma che - anzi - gli italiani dovevano
essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi
di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a
erigergli... un monumento. Lo avrai |
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