Milano

Milano e i paesi del circondario hanno dato alla guerra di Liberazione oltre 4.000 caduti (di cui 2.525 partigiani combattenti).

Il movimento antifascista che già aveva dato prova con gli scioperi del marzo '43, si organizza militarmente fin dall'8 settembre. Per le strade della città e della provincia le pattuglie naziste e fasciste vengono attaccate e disarmate, le colonne e perfino le caserme e i posti di blocco degli occupanti vengono rese insicuri, saltano in aria depositi di carburante e e munizioni, mentre nelle fabbriche si frena la produzione con il sabotaggio organizzato. 

A Ponte Lambro agiva già una banda di partigiani cattolici comandata da Giancarlo Puecher e dall'1 ottobre è operante il primo nucleo di Gap che nel dicembre ucciderà il commissario fascista Aldo Resega. Nel dicembre '43 e nel marzo '44 scoppiano grandi scioperi e alla mobilitazione dei lavoratori il nemico risponde con feroci rappresaglie, cominciate il 20 dicembre 43 con la fucilazione all'Arena di otto detenuti antifascisti presi dal carcere di San Vittore, e continuate poi con altri eccidi come quelli avvenuti a Piazzale Loreto, dove 15 patrioti vengono fucilati il 15 agosto del '44, e al Campo Giuriati. Arresti, uccisioni e deportazioni continuano a Milano fino alla Liberazione.

In città continuano comunque ad operare, protetti e difesi dalla rete della Resistenza, il Comitato di Liberazione per l'Alta Italia e il Comando generale del Corpo Volontari per la Libertà (alla cui testa stanno il generale Raffaele Cadorna, Luigi Longo e Ferruccio Parri) che decideranno il momento dell'insurrezione generale per il 25 aprile. 

La città insorge, gli operai presidiano le fabbriche, i Gap e le Sap combattono per le strade della città, disarmando il nemico e salvando gli impianti industriali dalla distruzione che i nazisti avevano in progetto.