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"Tra
marosi e nebbie": il testo integrale del
libro di memorie di Mariano Barletta, ufficiale di
Marina napoletano miracolosamente scampato nel '43 alle
fucilazioni tedesche nell'isola di Cefalonia.
Una bibliografia essenziale sull'eccidio.
Il testo integrale del discorso
commemorativo del Presidente Ciampi a Cefalonia, il 1°
marzo 2001.
Sull'eccidio di Cefalonia pubblichiamo
anche la testimonianza
di uno dei pochissimi superstiti: Marco
Pazzini, presidente della sezione milanese della
"Associazione Nazionale Famiglie Reduci e Caduti
della Divisione Acqui"
Gli atti
integrali della manifestazione commemorativa su "Il
sacrificio della Divisione Acqui" tenutasi al Piccolo
Teatro di Milano il 20 settembre 2000.
Il testo degli
interventi del sen. Gerardo
Agostini e del ministro della Difesa on. Sergio
Mattarella alla manifestazione del 28 settembre 2000 a
Cefalonia di fronte a una delegazione del Parlamento
italiano.
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L'8 settembre 1943 la Divisione Acqui che, forte di
525 ufficiali e 11.500 soldati, presidiava le isole di
Cefalonia e Corfù
agli ordini del generale Antonio Gandin, si trovò di
fronte alla consueta alternativa: o arrendersi e cedere le
armi ai tedeschi o affrontare la resistenza armata,
sapendo di non poter contare su alcun aiuto esterno. Tra
il 9 e l'11 settembre si svolsero estenuanti trattative
tra Gandin e il tenente colonnello tedesco Barge, che
intanto fece affluire sull'isola nuove truppe. L'11
settembre arrivò l'ultimatum tedesco, con
l'intimazione a cedere le armi.
All'alba del 13 settembre batterie italiane aprirono il
fuoco su due grossi pontoni da sbarco carichi di tedeschi.
Barge rispose con un ulteriore ultimatum, che conteneva la
promessa del rimpatrio degli italiani una volta arresi.
Gandin chiese allora ai suoi uomini di pronunciarsi su tre
alternative: alleanza con i tedeschi, cessione delle armi,
resistenza. Tramite un referendum i soldati scelsero
all'unanimità di resistere.
Il 15 settembre cominciò la battaglia che si protrasse
sino al 22 settembre, con drastici interventi degli aerei
Stukas che mitragliarono e bombardano le truppe italiane.
I nostri soldati si difesero con coraggio, ma non ci fu
scampo: la città di Argostoli distrutta, 65 ufficiali e
1.250 i soldati caduti in combattimento.
L'Acqui si dovette arrendere, la vendetta tedesca fu
spietata e senza ragionevole giustificazione. Il Comando
superiore tedesco ribadì che "a Cefalonia, a causa
del tradimento della guarnigione, non devono essere fatti
prigionieri di nazionalità italiana, il generale Gandin e
i suoi ufficiali responsabili devono essere immediatamente
passati per le armi secondo gli ordini del Führer".
Il 24 settembre Gandin venne fucilato alla schiena; in una
scuola 600 soldati italiani con i loro ufficiali furono
falciati dal tiro delle mitragliatrici; 360 ufficiali
furono uccisi a gruppetti nel cortile della casetta rossa.
Questi gli ordini del generale Hubert Lanz, responsabile
dell'eccidio: "Gli ufficiali che hanno combattuto
contro le unità tedesche sono da fucilare con
l'eccezione di: 1) fascisti, 2) ufficiali di origine
germanica, 3) ufficiali medici, 4) cappellani. 5)
fucilazioni fuori dalla città, nessuna apertura di fosse,
divieto di accesso ai soldati tedeschi e alla popolazione
civile. 6) nessuna fucilazione sull'isola, portarsi al
largo e affondare i corpi in punti diversi dopo averli
zavorrati".
Alla fine saranno 5.000 i soldati massacrati, 446 gli
ufficiali; 3.000 superstiti, caricati su tre piroscafi con
destinazione i lager tedeschi, scomparirono in mare
affondati dalle mine. In tutto 9.640 caduti, la Divisione
Acqui annientata.
Molti dei superstiti dell'eccidio si rifugiarono nelle
asperità dell'isola e continuarono la resistenza nel
ricordo dei compagni trucidati e si costituirono nel
raggruppamento Banditi della Acqui, che fino
all'abbandono tedesco di Cefalonia si mantenne in
contatto con i partigiani greci e con la missione inglese
operando azioni di sabotaggio e fornendo preziose
informazioni agli alleati.
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