Ergastolo a Michael Seifert
 

Per saperne di più sul campo:

Dario Venegoni, Uomini, donne e bambini nel Lager di Bolzano. Una tragedia italiana in 7982 storie individuali, Fondazione Memoria della Deportazione/Mimesis, Milano 2005, seconda edizione riveduta e ampliata.


Ingrandimenti, a cura del Circolo culturale ANPI di Bolzano:

Mischa, l'aguzzino del campo di Bolzano: la sentenza, i documenti, le testimonianze al processo contro Michael  Seifert, 2002 (file PDF, 392Kb);

Anche a volerlo raccontare è impossibile testimonianze di superstiti del campo di Bolzano, 1999 (file HTML, 418 Kb).


Una "lettura teatrale" di Elena Buccoliero dagli atti del processo alla SS Michael Seifert (Verona, novembre 2000).

 

 

La lettura della sentenzaNel novembre 2000 si è concluso con una condanna all'ergastolo pronunciata da Giovanni Pagliarulo, presidente del Tribunale Militare di Verona (foto a destra), il processo a carico dell'ex SS Michael Seifert, nato a Landau (Ucraina) il 16 marzo 1924, residente a Vancouver (Canada), al numero 5471 di Commercial Street. Un processo storico, che evoca un'epoca di dolore e di sofferenze inenarrabili per migliaia e migliaia di deportati nei campi di Fossoli e di Bolzano. Michael Seifert altri non è infatti che il giovanissimo, sanguinario "Misha", che con l'inseparabile "Otto" (Otto Sein, "irrintracciabile" oggi per la giustizia italiana) seminò il terrore tra i deportati.

L'ANPI, l'ANED, il Comune di Bolzano, la Comunità ebraica di Merano e l'Unione delle Comunità ebraiche erano state ammesse come parti civili. L'ANED e l'ANPI erano rappresentate dagli avvocati Sandro Canestrini e Gianfranco Maris.

Da lunedì 20 fino a giovedì 23 novembre sono stati ascoltati una ventina di testimoni, in grandissima maggioranza superstiti del Lager. Venerdì 24, infine, dopo la requisitoria del PM e le arringhe delle parti civili e della difesa il Tribunale ha emesso la sentenza.

Tutte le testimonianze dei superstiti (cfr il testo integrale del volume "Anche a volerlo raccontare è impossibile", a cura di Giorgio Mezzalira e Cinzia Villani, edito dal Circolo Culturale ANPI di Bolzano) sono concordi nell'attribuire alla coppia dei due "ucraini" Otto e "Misha", che sembravano anche più giovani dei loro 20 anni,  particolari efferatezza e sadismo nelle violenze inflitte ai deportati, e in particolari ai detenuti delle "celle" (la prigione interna di Bolzano) contro i quali i due si accanivano quasi sempre in coppia, spesso all'improvviso, senza alcun motivo. 

Berto Perotti riferisce anche di 14 assassini commessi sempre nella prigione del campo: "dei quali fummo testimoni uno per uno. L'ultimo, un povero ragazzo partigiano, accusato di aver rubato del pane. I due compari [gli ucraini Otto Sein e Misha Seifert ndr] lo uccisero il giorno di Pasqua, sbattendolo a turno con la testa contro i muri della cella. Nessuno del blocco celle dimenticherà mai quel giorno: urlo per urlo, colpo per colpo. Altri vennero strozzati. In quelle occasioni, i due circolavano per i corridoi con i guanti di pelle nera. Erano diventati un simbolo, e quando li vedevamo in quel modo, un brivido correva per le celle. Non si sapeva a chi toccava il turno".

Fin dalle prime sedute del processo numerosi testimoni hanno riconosciuto con sicurezza nella foto di Michael Seifert il "Misha" che terrorizzava il campo. Ai due ucraini e alla loro ferocia è dedicata anche una celebre poesia dell'intellettuale veneto Egidio Meneghetti (rettore dell'Università di Padova nel dopoguerra) che fu deportato a Bolzano.

"Misha", rintracciato in Canada (dove è stato anche fotografato da un reporter del Vancouver Sun) doveva rispondere di efferati crimini, riassunti in 15 capi di accusa.

Nel 2001 e nel 2002 la sentenza di primo grado è stata confermata in Appello e in Cassazione, diventando quindi definitiva. Il governo canadese ha revocato la cittadinanza a Seifert, consegnandolo nel febbraio 2008 alla giustizia italiana.

Del campo di Bolzano non rimangono che pochi tratti del muro di cinta, recentemente posti sotto tutela dalla Provincia autonoma. Poche foto del dopoguerra e alcuni disegni danno però un'idea della struttura del Lager, nel quale vennero richiusi, tra l'estate del '44 e la fine di aprile del '45, circa 9.500 deportati..