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Sono 13 mila gli uomini impiegati per
la riconquista dell'Ossola, di questi solo 500 sono
tedeschi, i rimanenti sono truppe fasciste. L'attacco ha
inizio il 9 ottobre nella valle Cannobina, lungo una
strada stretta che sale dal Lago Maggiore alla Val Vigezzo.
La valle cade in mano fascista il giorno 10. Il giorno
seguente il comandante Alfredo Di Dio, diretto in Val
Vigezzo, cade in un'imboscata alle bocche di Finero.
Ferito, morirà dissanguato. Il 13 le brigate Valtoce e
Valdossola si battono con coraggio nella bassa valle, ma
da Baveno viene avanti un treno blindato le cui
artiglierie colpiscono la montagna. Al suo seguito le
fanterie fasciste, con un rapporto di forze di 4 a 1 nei
confronti dei partigiani, che cominciano a ritirarsi.
Alle 17.40 del 14 ottobre i fascisti
entrano a Domodossola. La città è semideserta, l'hanno
abbandonata 35 mila cittadini, più della metà della
popolazione stabile. Molti sono fuggiti in Svizzera, dove
vengono alloggiati a Briga in capannoni militari.
L'esercito partigiano si divide in tre spezzoni in
val Divedro, in Val Formazza e in Valsesia. L'ultimo
combattimento di un certo peso è del 19, un contrattacco
partigiano alle Casse del Toce dove vengono fatti una
ventina di prigionieri fascisti. Poi il ritiro al lago
Kastel e la definitiva fine della Repubblica il giorno 23
ottobre
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