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CINQUE GIORNI NON SOLO DI RICORDI: I GARIBALDINI E LE
BRIGATE INTERNAZIONALI DELLA GUERRA CIVILE SPAGNOLA,
ANCORA DALLA PARTE DELLA LIBERTA'
di Ketty Carraffa
C'è chi va in Spagna e propone "tiritere"
antidemocratiche e il suo eterno disgusto per la parola (e
per le persone) comuniste, mettendo a disagio persino gli
alleati politici in loco (vedi Berlusconi durante un
incontro recente con Aznar) e, c'è invece chi ritorna
dopo 65 anni sul suolo spagnolo come eroe internazionale,
fiero di chiamarsi e di farsi chiamare ancora comunista o
anarchico o semplicemente repubblicano: i combattenti
delle Brigate Internazionali che nel '36 scelsero di
lasciare le loro terre natie per cacciare il vero spettro
(che ancora si aggira per l'Europa): il fascismo, per
difendere la democrazia e la giustizia in pericolo.
Con il comandante partigiano Giovanni
Pesce, che nel
36 a soli 17 anni partì per la Spagna con molti altri
italiani (la Brigata Garibaldi) per raggiungere l'esercito
repubblicano spagnolo, una delegazione di 30 persone, tra
familiari dei combattenti, studiosi, storici e
giornalisti, ha ripercorso il tragitto della memoria e
delle battaglie tenute sul suolo di Spagna dal 36 al 39,
per ricevere, ancora una volta, l'insegnamento civile
dell'umanità di quei leggendari volontari. A Madrid,
durate i sei giorni di visita in programma, la nostra
delegazione si è aggiunta a quella internazionale (più
di quattrocento partecipanti provenienti da tutto il
mondo) invitati a partecipare alle iniziative in suo
onore, dall'ABI, l'associazione di amicizia delle
Brigate Internazionali di Spagna. Gli incontri con le
istituzioni locali, (in moltissimi casi, governate dalla
destra), hanno avuto un carattere altamente celebrativo e
talvolta pomposo e retorico, ma la cosa che più ci ha
colpito è che ai "Brigatisti" è stata
riconosciuta l'importanza della loro esistenza e delle
loro lotte, anche se realizzate dalla parte opposta e per
essere comunque, anche come ultimi testimoni, parte
integrante e importante, della Storia.
Oltre agli incontri "istituzionali" con il
Segretario generale del partito Comunista spagnolo,
Francisco Frutos, con il segretario del partito Socialista
Josè Luis Rodriguez Zapatero, con i sindacati (che hanno
organizzato proiezioni video e allestimenti di mostre
fotografiche), con l'Asamblea de Madrid (la sede del
Parlamento Regionale), che ha organizzato un'accoglienza
maestosa, alla presenza dei deputati di tutti i partiti
dell'arco costituzionale, i "Brigatisti",
sempre con spostamenti compatti, seppur molto complicati,
sono stati omaggiati e hanno ricevuto gli onori in ogni
situazione di "visita" organizzata. I luoghi che
più hanno evocato i ricordi e hanno trasmesso emozioni,
sono stati: le colline nei pressi di Madrid dove i
repubblicani riuscirono a fermare i franchisti e la città
di Arganda, nella valle del Jarama, dove l'intera
delegazione "sbarcata" dai numerosi pullman, è
stata ricevuta dal sindaco nella piazza del Comune dove è
stata scoperta una lapide e dove, sostando sul ponte d
ferro ancora intatto dai tempi della guerra civile, ha
intonato le canzoni ormai mitiche dei combattenti di
Spagna. L'eco sonante dell'Internazionale, cantata da
tutti, ognuno con la propria lingua d'origine, ha avuto
il potere di unire, ancora una volta, lo spirito
"globale" di libertà, in un luogo che fu teatro
di sanguinosi scontri e dove numerosissimi volontari
persero la vita. Giovanni Pesce, come rappresentante della
delegazione italiana, ha pronunciato il suo discorso
dinanzi al monumento alle Brigate Internazionali nella
valle del Jarama, portando il suo saluto e di coloro che
per ragioni di salute o perché ormai scomparsi, non hanno
potuto essere presenti alle celebrazioni del 65°
anniversario. La Brigata statunitense "Abramo
Lincoln" con la sua delegazione foltissima ha
galvanizzato ed emozionato la serata di "gala"
organizzata nella sede della TV spagnola con presenti
numerosi artisti "di sinistra" che hanno portato
il loro saluto, recitando brani dai discorsi della "Pasionaria"
o intonando canzoni di lotta antiche e nuove. Il portavoce
della brigata statunitense è intervenuto con un appello
entusiasmante contro la guerra in Afghanistan e contro l'atteggiamento
del Presidente Bush, esaltando la platea con le canzoni
scritte da Peter Seger e ricordando per chi: "parla
solo male degli americani", figure come Ernest
Hemingway con il suo apporto culturale alla guerra di
Spagna, gli oltre 2.800 volontari degli Stati Uniti che,
tra studenti, poeti e artisti, persero qui le loro giovani
vite e chi, tornato sano e salvo a casa, negli anni '50,
ai tempi del Generale McCarthy, dovette anche subire la
persecuzione della "caccia alle streghe". Onore
al merito e alla loro grande coerenza. L'intera
delegazione ha deposto corone al cimitero di Fuencarral,
dove vi sono i monumenti dedicati a tutti gli eroi di
Spagna, oltre che alla Brigata Garibaldi e ha avuto anche
modo di visitare il "Guernica" di Picasso,
stabile (che non si potrà mai spostare, secondo il volere
del maestro) presso il Museo Reina Sofia di Madrid e
simbolo della malvagità di questa e di tutte le guerre, e
di sostare al suo cospetto con una "visita
particolare", organizzata e "chiusa", solo
per i volontari di Spagna. Si è anche tenuto, nei giorni
della nostra visita, presso l'Università di Castilla la
Mancha, ad Albacete, il 2° Foro Internacional sobre las
Brigadas Internacionales, organizzato dal Centro Studi e
documentazione delle Brigate Internazionali, dove i
moltissimi aspetti legati agli anni della Guerra, sono
stati discussi e valutati in interessantissime tavole
rotonde, da ogni punto di vista: la stampa, la
cinematografia, la letteratura e le testimonianze
personali. Inoltre sono state inaugurate, in una Mostra
allestita presso il Museo Municipal de Albacete, molte
immagini rarissime, recuperate con un grande lavoro di
ricerca e di passione storiografica. L'omaggio ai
volontari di Spagna e il ricordo delle loro lotte,
fortunatamente non sono caduti nell'oblio, nei loro
discorsi e nelle loro confidenze, raccolti nelle giornate
di Madrid, si coglie l'invito, che poi è una richiesta
ben precisa dalle parole di Vincenzo
Tonelli, italiano che
sta a Tolosa: "Ragazzi, non abbandonate mai la lotta,
le nostre esperienze e il nostro sacrificio non pretendono
di "insegnare", ma possono, però, suggerire dei
comportamenti. La nostra vita è stata segnata dalla
ricerca della libertà. Portate avanti questo impegno per
noi".
Non credo che le emozioni provate in un viaggio come
questo siano ripetibili e non credo che altri come chi ha combattuto per la libertà dagli
oppressori possa essere così fiero di far parte dell'umanità.
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