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Nato a San Carlo di S. Agostino (Ferrara) nel 1909,
deceduto a Modena nel 1985, frate domenicano, cappellano
militare, Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Di famiglia di modeste condizioni economiche, nel 1928
prende l'abito domenicano con il nome di Giacinto Maria.
Si laurea in teologia e filosofia e, il 25 luglio del
1934, è ordinato sacerdote. Padre Ettore, come sarà poi
conosciuto nella Resistenza e nella deportazione, nel
marzo del 1942, finisce come cappellano militare sul
fronte orientale, in una sezione Sanità della divisione
Taro. Nel novembre dello stesso anno è in Francia, dove
si segnala per le sue attività assistenziali; all'armistizio,
nonostante le sue condizioni di salute giustificassero il
suo ritorno in Italia, resta in Francia e collabora con la
Resistenza francese, organizzando lo smistamento di
militari italiani verso le formazioni partigiane.
Arrestato, è rinchiuso in un campo di concentramento
francese sino a che i tedeschi lo deportano in Polonia, a
Leopoli. Di qui Padre Ettore viene tradotto, nell'aprile
del 1944, nel campo di Tschenstochau. Nell'infermeria
assiste, non solo spiritualmente, i malati e quando
contrae la tubercolosi si fa trasferire come infermiere
nel reparto degli ammalati infetti. Rifiuta una
compromissoria liberazione propostagli attraverso l'Ordine
domenicano e, sempre più mal ridotto, viene trasferito da
un lager all'altro: Norimberga, Gross-Hesepe (Ems),
Fullen. Torna in Italia soltanto con l'ultimo gruppo di
nostri deportati rimpatriati, nel settembre del 1945. Ha
trascorso i suoi ultimi anni da invalido nel Convento
patriarcale di San Domenico a Bologna. |