|
Nato a Roma il 21 novembre 1907,
deceduto a Roma il 5 giugno 1980, laureato in Legge,
giornalista, dirigente del PCI.
Dopo la morte in Francia (a causa dell'ennesimo pestaggio fascista subito a Montecatini) del padre
Giovanni, Giorgio Amendola, liberale di sinistra, conclude gli studi in Legge e matura la sua adesione al Partito comunista. È il 1929. Nel '31 il “lavoro clandestino” lo porta in Germania, dove partecipa al IV Congresso comunista a Colonia. Quando rientra in Italia, prende contatti con esponenti del Partito socialista e di “Giustizia e Libertà”. È arrestato a Milano nel giugno del 1932. Resta in carcere per pochi mesi e ne esce per l'amnistia del
decennale, ma deferito al Tribunale speciale è condannato a cinque anni di confino a Ponza. Ne trascorrerà due in carcere, per aver diretto le agitazioni dei confinati che si erano rifiutati di salutare “romanamente”. Nel 1937 nuovo espatrio
in Francia e poi in Tunisia. Nel marzo del 1943 è, a
Marsiglia, tra i firmatari per il PCdI del Patto d'unità
d'azione con il Partito socialista e "Giustizia
a Libertà". Rientrato in Italia clandestinamente,
Giorgio Amendola, nei giorni dell'armistizio, partecipa
al tentativo della difesa di Roma. Entra poi tra i
rappresentanti comunisti nel Comitato centrale di
liberazione nazionale e nel comando militare ad esso
collegato come comandante dei "garibaldini" (il
più giovane fratello, Pietro,
è tra gli organizzatori della Resistenza nel Lazio). Nel
maggio del 1944, Giorgio raggiunge Milano e, entrato nel
Comando generale delle Brigate Garibaldi, svolge sino alla
Liberazione attività di ispezione tra le formazioni
partigiane delle diverse regioni ancora occupate.
Sconfitti i nazifascisti è nominato sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio, prima nel governo Parri e poi,
dal 21 giugno 1945 al 1° luglio 1946, nel governo De
Gasperi. Sino alla sua morte (poche ore dopo Giorgio,
sarebbe scomparsa anche sua moglie, Germaine Lecocq,
conosciuta a Parigi durante l'esilio), Amendola condusse
con vigore battaglie europeiste, per l'ammodernamento
della politica in Italia, per il rinnovamento del PCI,
contro il terrorismo degli anni settanta senza rinnegare
mai le proprie responsabilità, come quella dell'ordine
per l'attentato di via Rasella dato ai GAP di Roma
durante l'occupazione tedesca. Tra le opere di Giorgio
Amendola si segnalano i libri: Lettere a
Milano del 1973, Intervista sull'antifascismo
del 1976, Una scelta di vita del 1978 e Un'isola dell'anno della sua morte. |