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Nato a Cornigliano Ligure (Genova) il
12 agosto 1912, trucidato dai tedeschi a Castellammare di
Stabia (Napoli) l'11 settembre 1943, Capitano di
Corvetta, Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
Era entrato a 16 anni all'Accademia Navale di Livorno e
ne era uscito Guardiamarina nel 1931. L'anno successivo
era stato promosso Sottotenente di Vascello e nel 1936
divenne Tenente di Vascello. Baffigo partecipò con tale
grado alle operazioni militari della guerra d'Etiopia ed
anche a quelle contro la Repubblica democratica di Spagna.
Nel marzo 1940 chiese di frequentare il corso di
Osservazione Aerea presso la Scuola di Taranto. Ottenuto
il brevetto, operò nella 186a Squadriglia Idrovolanti,
partecipando a numerose missioni nelle acque del Canale di
Sicilia e della Libia. Nel 1941, allorché fu promosso
Capitano di Corvetta, sulla divisa dell'ufficiale c'erano
i nastrini di una Croce di Guerra, di una Medaglia di
bronzo e di tre Medaglie d'argento al valor militare.
Nell'aprile del 1941, Baffigo fu destinato a
Castellammare di Stabia, in particolare per curare i
lavori di costruzione ed allestimento dell'incrociatore
leggero Giulio Germanico. Al momento dell'armistizio
dell'8 settembre 1943 nel cantiere si trovavano, oltre al Giulio
Germanico, praticamente ultimato, otto corvette, un
sommergibile, un piroscafo, tre motozzattere e altri
mezzi navali che costituivano un allettante obiettivo per
i tedeschi. Baffigo assunse la difesa del cantiere,
guidando i marinai e i carabinieri che si trovavano a
Castellammare di Stabia. Dopo tre giorni di lotta, l'offerta
degli ufficiali germanici a parlamentare. Caduto nel
tranello, l'ufficiale fu catturato e barbaramente
trucidato dai tedeschi, che ne dispersero anche il
cadavere. Questa la motivazione della Medaglia d'oro
concessa alla memoria del comandante Baffigo: "
Valoroso ufficiale superiore, più volte decorato nel
recente conflitto, trovandosi, all'armistizio,
all'allestimento di incrociatore presso cantiere navale,
freddamente determinato ad assolvere i doveri derivantigli
dal suo stato, respingeva con il fuoco truppe nemiche
dirette ad impossessarsi delle unità all'ormeggio.
Organizzata successivamente - di propria iniziativa - la
difesa del cantiere, ne assumeva il comando. Alla testa di
un manipolo di animosi marinai, fronteggiava gli invasori
ricacciandoli con violento prolungato tiro di armi
leggere. Dopo ardua lotta, nella quale i suoi uomini
avevano prevalso, attratto con l'inganno a parlamentare,
veniva catturato e barbaramente trucidato. Pur essendo
state disperse le sue spoglie mortali, vive tuttora il suo
spirito indomito nell'esempio, lasciato ai posteri, delle
più alte virtù militari". Ad
Ostia Lido, è stata dedicata una via al valoroso
comandante. |