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Nato a Catanzaro nel 1922, fucilato a
Coassolo Torinese il 21 aprile 1944, ufficiale, Medaglia d'Oro
al Valor Militare alla memoria.
Conclusi gli studi al liceo "Petrarca"
di Trieste, città nella quale i suoi si erano trasferiti,
Barbaro aveva deciso di frequentare l'Accademia
militare. Sottotenente nel 151° Reggimento della
Divisione "Sassari", nel febbraio del 1943 era
stato mandato nei Balcani, inquadrato nel 52° Reggimento
della Divisione "Cacciatori delle Alpi".
Rimpatriato subito dopo l'armistizio, il giovane
ufficiale a metà settembre era già tra i partigiani
della II Divisione d'assalto Garibaldi
"Piemonte", distinguendosi in numerose, audaci
azioni nelle Valli di Lanzo. Alcune di queste sono
ricordate nella motivazione della massima ricompensa al
valore: attacchi a formazioni nazifasciste, distruzione d'impianti
militari, sabotaggi alle vie di comunicazione. A Barbaro
fu fatale la realizzazione di un piano per rifornire di
armi le formazioni partigiane: con un gruppo di uomini in
divisa da "repubblichini" era andato a
"dare il cambio" alle guardie di un deposito d'armi.
I partigiani non avevano destato sospetti ed erano
riusciti ad entrare nell'edificio, dove avevano caricato
di armi e munizioni un autocarro. Purtroppo furono
intercettati poco dopo essersi allontanati dal deposito.
Raggiunto da un proiettile, Barbaro, che era alla guida
dell'automezzo, riuscì a mantenerne il controllo e a
condurre l'automezzo sino ad una casa isolata presso
Coassolo, dove i partigiani si disposero per la notte. Ma
i nazifascisti avevano organizzato subito un
rastrellamento nella zona. Sorpresi nel sonno i
partigiani, grazie al loro comandante che li copriva,
riuscirono a sganciarsi. Barbaro, dopo aver sparato sino
all'ultimo colpo del suo mitra, fu catturato e
immediatamente passato per le armi. |