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Nato a Sassuolo (Modena) il 17 gennaio
1914, deceduto a Modena il 13 gennaio 1968, impiegato,
Medaglia d'oro al valor militare.
Soldato nel 4° Reggimento del Genio,
partecipò alle operazioni belliche sul fronte
occidentale. Rientrato dalla Francia dopo l'armistizio,
Barbolini a Sassuolo aveva aderito al Partito comunista,
che lo incaricò di organizzare la Resistenza sull'Appennino
tosco emiliano. Per l'impulso dato da Barbolini, dalle
prime formazioni partigiane nacque quella che sarebbe
diventata, sotto il suo comando, la 1a Divisione
"Ciro Menotti". "Peppino" e i suoi
partigiani furono protagonisti di epiche imprese, nel
corso delle quali, nel marzo del 1944 a Cerré Sologno
(RE), Barbolini fu gravemente ferito. Questo non gli
impedì (dopo essere stato curato nella canonica di don
Vasco Casotti, a Febbio), di riprendere la lotta e di
essere tra i protagonisti della costituzione e della
difesa - dal 18 giugno al 2 agosto 1944 - della
"Repubblica di Montefiorino". Per il suo eroismo
Barbolini, che era stato decorato dagli americani della
"Bronze Star" e che ha ricevuto il grado di
tenente colonnello dell'Esercito italiano, ha ottenuto
la nostra massima ricompensa al valor militare con la
seguente motivazione: "Soldato del Genio in servizio
all'8 settembre 1943, distruggeva il materiale militare
rimasto in caserma per non farlo cadere nelle mani del
nemico e, scosso da fiero sdegno, diveniva partigiano
dando durante tutto il periodo della lotta, continue prove
di sublime valore e di fervida fede nei destini della
Patria. Organizzato un reparto volontario, in un superbo
slancio di generoso altruismo, lo conduceva in soccorso di
compagni che stavano per essere sopraffatti da
soverchianti forze avversarie e, azionando personalmente
un'arma automatica pesante, riusciva a spezzare il
cerchio nemico, salvandoli da sicuro sterminio. Durante un
addiaccio dei suoi uomini che stavano per essere colti nel
sonno da preponderanti forze avversarie giunte di sorpresa
a pochi metri, faceva fronte da solo con prontezza e
decisione alla gravissima insidia, aprendo il preciso
fuoco di una mitragliatrice. Ferito gravemente ad un
braccio non desisteva dalla lotta e continuava a falciare
con le sue raffiche il nemico. Colpito una seconda volta,
in un superbo sforzo di suprema volontà, azionava l'arma
col mento non potendo servirsi delle mani e del braccio
straziati e sanguinanti per le ferite, fino a che privo di
forze, si abbatteva sulla mitragliatrice, mentre aleggiava
il successo. La sua forte fibra, stremata ma non spezzata,
dopo tre mesi di inaudite sofferenze lo restituiva a più
tenace lotta coi compagni che lo vollero loro capo.
Comandante di Divisione, valoroso tra i valorosi, la
guidava in epici vittoriosi combattimenti, infliggendo al
nemico gravissime perdite. Mutilato, figura leggendaria di
valoroso combattente, due volte fregiato al valore dagli
alleati ammirati da tanto ardire, ha legato il suo nome
alle più audaci imprese della locale guerra
partigiana". Una via di Modena porta oggi il nome di
Giuseppe Barbolini. A lui e alla sorella Norma (deceduta
nel 1993 e che era stata prima staffetta e poi partigiana
combattente in una Brigata che portava il nome del
fratello), è intitolato a Modena un importante
"Fondo" di documenti sulla Resistenza nel
Modenese, conservato all'Istituto storico della
Resistenza e della Società contemporanea. |