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Nato a Roma nel 1917, fucilato a
Sforzacosta (Macerata) il 20 dicembre 1943, studente,
Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
Nel 1940 aveva interrotto gli studi per rispondere alla
chiamata alle armi e, quando la Scuola centrale del Genio
era stata trasferita da Civitavecchia a Macerata, Batà
era stato promosso tenente. Due giorni dopo la caduta di
Mussolini, il giovane ufficiale scriveva in una lettera
alla madre: "
solo ora comincia la nostra guerra e
vedrai che sapremo scrivere ancora pagine gloriose,
epiche; ora che si combatte per la nostra Patria, non già
per un'idea che nessuno sentiva e per una schiera di
ladroni
". Pochi mesi dopo Mario Batà, datosi alla
macchia, assunse sulle montagne del Maceratese il comando
di un gruppo di partigiani di Frontale, inquadrati nella
5a Brigata d'assalto "Garibaldi" della
provincia di Ancona. Durante uno scontro con i
nazifascisti, la sua formazione ebbe diciotto caduti. Lui
stesso, catturato per delazione, fu fucilato. La
motivazione della Medaglia d'oro dice: "
Organizzatore del movimento clandestino nella zona di
Macerata, si esponeva ai più gravi rischi per il
potenziamento delle bande armate partigiane da lui formate
con sicura fede patriottica. Arrestato su delazione e
condannato a morte, chiedeva che gli fosse concesso di
indossare l'uniforme e che la sua salma fosse sepolta
avvolta nel tricolore, affrontando quindi, con serena
fierezza, il plotone di esecuzione. Riceveva in pieno
petto il piombo fratricida che troncava nelle sue labbra
la suprema invocazione alla Patria. Fulgido esempio di
elette virtù militari, ha legato il suo nome alla storia
della redenzione d'Italia". Dopo la Liberazione,
alla memoria di Mario Batà è stata concessa la laurea in
Ingegneria "ad honorem"; un via gli è stata
intitolata a Macerata. |