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Nato a Milano il 1° dicembre 1909,
morto a Milano il 9 aprile 2004, architetto.
Sarà sicuramente ricordato nella storia dell'architettura
moderna italiana, come il fondatore dello studio B.B.P.R.
e per opere come la Torre Velasca o il Quartiere
Gratosoglio di Milano, realizzati secondo i dettami dell'architettura
razionalista. Ma sono la sigla dello studio e i Memorial
italiani a Mauthausen e Auschwitz, insieme alle poesie e
ai disegni realizzati durante la prigionia, a rivelare la
tempra di Begiojoso, un combattente per la libertà e la
democrazia. La sigla dello studio, innanzi tutto: quel
B.B.P.R. sta, infatti, per Belgiojoso, Banfi, Peressutti,
Rogers, i nomi dei giovani architetti che nel 1932,
fondarono lo studio; quel nome è rimasto immutato anche
quando, dopo la Liberazione, lo studio fu riaperto senza
Gian Luigi Banfi, ucciso con il gas a Gusen, sottocampo di
Mauthausen, pochi giorni prima della fine della guerra.
Durante l'occupazione nazifascista lo studio, già in
pratica smembrato nel 1938 con la promulgazione delle
leggi razziali, era diventato un punto di riferimento per
la Resistenza milanese e per il movimento Giustizia e
Libertà. Cessò ogni attività quando Belgiojoso e Banfi
(Peressutti sfuggì alla cattura) furono arrestati per una
delazione e tradotti a Mauthausen. Barbiano di Belgiojoso
riuscì a sopravvivere, com'ebbe a raccontare anni dopo,
scrivendo poesie e disegnando su pezzetti di carta.
"Mi salvai - raccontò pure - soltanto perché
sapevo il tedesco e sapevo usare il tornio, visto che mia
madre aveva voluto che imparassi a fare il falegname e il
fabbro". Di Banfi restò soltanto il nome "in
ditta". Nel 2002 a Lodovico Barbiano di Belgiojoso
era stata assegnata, dalla Presidenza della Repubblica, la
"Medaglia d'oro alla Cultura". |