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Nato a Bari il 2 febbraio 1881,
fucilato dagli inglesi l'11 settembre 1945, generale.
Ufficiale di carriera, nel febbraio del 1941 era stato
richiamato dalla riserva e distaccato alla difesa
territoriale di Bari. Alla caduta del fascismo, a Bellomo
fu affidato l'incarico di riassorbire nei quadri locali
dell'esercito i membri della milizia fascista (MVSN).
Stava per completare questo lavoro, quando sopravvenne l'armistizio.
Fu in questo frangente che il generale (uno dei rari alti
ufficiali italiani che si distinsero in questo senso), si
rese protagonista di una pronta ed efficace azione contro
i tedeschi. Di fronte alla totale inerzia del generale
Caruso - che, in quanto comandante del presidio, era
stato inutilmente sollecitato dagli antifascisti baresi
perché prendesse almeno iniziative difensive nei
confronti delle truppe germaniche - fu Bellomo che, alla
testa di un gruppo di portuali e di pochi soldati delle
varie armi, attaccò i tedeschi. Questi, con un colpo di
mano, erano già riusciti ad affondare due piroscafi alla
fonda e ad impadronirsi di due batterie contraeree. Dopo
un pomeriggio di scontri, il generale Bellomo (che rimase
ferito nei combattimenti) e i suoi uomini, ottennero la
resa dei tedeschi. Li consegnarono al comando di presidio,
che si premurò di rimetterli in libertà
Fu, in ogni
modo, grazie all'iniziativa di Bellomo che Bari poté
presentarsi agli Alleati, sgombra da truppe tedesche. Per
tutta riconoscenza, quattro mesi dopo, gli inglesi
arrestarono Bellomo. Il generale era accusato d'essere
responsabile della morte di un ufficiale inglese
prigioniero e del ferimento di un altro ufficiale
britannico, durante un tentativo di fuga avvenuto nel
novembre del 1941 dal campo di prigionia di Torre Tresca.
Bellomo, che si proclamava estraneo al fatto, non ebbe in
sostanza modo di difendersi. Condannato a morte nel luglio
del 1945, il generale rifiutò di chiedere la grazia.
Lasciò una sorta di testamento, nel quale auspicava un
nuovo processo, ed affrontò serenamente il plotone d'esecuzione.
In una nota del suo libro "Italy Betrayed",
uscito a New York nel 1966, Peter Tompkins (all'epoca
dell'occupazione, capo del servizio di spionaggio OSS a
Roma), ha scritto: "Dopo una lunga e accurata ricerca
sulle circostanze relative all'arresto di Bellomo,
Zangrandi è stato in grado di documentare come la corte
britannica fosse stata tratta in inganno da Badoglio e da
agenti monarchici che, in tutta segretezza, fecero ricorso
al falso per favorire la fucilazione di Bellomo. Essendo l'unico
generale italiano che di propria iniziativa combatté i
tedeschi e mantenne la città di Bari fino all'arrivo
degli Alleati, rappresentava una minaccia per il re e per
Badoglio, perché rivelava al mondo lo squallore del loro
tradimento". |