|
Nato
a Gallina (Reggio Calabria) il 1° gennaio 1923, fucilato
a Roma il 3 giugno 1944, carabiniere, Medaglia d'oro al
valor militare alla memoria.
Interrotti gli studi per il servizio di leva, si era poi arruolato nei
Carabinieri e nel dicembre del 1942 era in forze alla
Legione di Roma. Nella Capitale si era iscritto
all'Università e al momento dell'armistizio prestava
servizio alla Stazione Termini. Partecipò alla difesa di
Roma e il 7 di ottobre, non volendo collaborare con i
tedeschi, si diede alla macchia, unendosi, col nome di
battaglia di “Tito”, alle formazioni di carabinieri
guidate dal generale Filippo
Caruso. Nei mesi successivi la banda alla quale apparteneva, collegata al Fronte
militare clandestino di Montezemolo,
fu protagonista di varie azioni nella zona dei Monti
Albani e di Palestrina, in collaborazione con la
formazione guidata dal maggiore Costanzo
Ebat. Catturato su delazione il 7 aprile del '44, in
Piazza Bologna, mentre trasportava importanti documenti,
fu rinchiuso nel carcere di via Tasso e più volte
torturato. La motivazione della massima ricompensa al
valor militare alla memoria di Caccamo ricorda che
“sebbene sottoposto per lunghi mesi a feroci torture,
manteneva assoluto silenzio, evitando così di far
scoprire capi e gregari dell'organizzazione. Nessuna
lusinga o allettamento dei suoi aguzzini lo facevano
deflettere dal giuramento prestato. Compreso solo del bene
della Patria, donava la sua giovane esistenza affrontando
serenamente la morte per fucilazione. Luminoso esempio di
attaccamento al dovere e all'onore militare”. Trasferito da via Tasso a Regina Coeli, il giovane
carabiniere, infatti, fu sottoposto a processo e, il 9
maggio, condannato a morte dal Tribunale militare di
guerra tedesco. Fortunato Caccamo fu fucilato alle 10 del
3 giugno, il giorno prima della liberazione di Roma, sugli
spalti di Forte Bravetta, da un plotone della Polizia
Africa Italiana, insieme a Costanzo Ebat e altri quattro
patrioti.
|