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Nato a Broni (Pavia) il 14 luglio 1875, ucciso a
Harteim (Austria) il 21 novembre 1944, dirigente
socialista.
Attivo sin da ragazzo nel Circolo socialista di Broni,
il suo impegno a fianco dei contadini della Lomellina lo
indusse, nonostante fosse di famiglia benestante, ad
interrompere gli studi di giurisprudenza che aveva
intrapreso a Torino. Il 1902 lo vede a Mortara, segretario
della Federazione proletaria di Lomellina; il 1904 è in
Svizzera, dove è riparato per sfuggire all'arresto. Un'amnistia
gli consente di tornare in Italia, nel 1908, e di
rimettersi alla testa delle leghe contadine. Deputato
socialista nel 1913, si batte contro l'intervento dell'Italia
nella prima guerra mondiale ed è sindaco di Mortara negli
anni del conflitto. Rieletto alla Camera nel 1919 (è
intanto entrato nella Direzione del PSI), è riconfermato
nel 1921. Dal 1918 al 1922, Cagnoni è anche segretario
della Camera del lavoro di Pavia e, in questa sua veste,
è oggetto di numerose aggressioni squadristiche. Per
salvarsi, è costretto a rifugiarsi a Milano, dove vive in
grandi ristrettezze durante gli anni del regime fascista. Dopo l'8 settembre 1943, Cagnoni torna all'attività
politica in provincia di Pavia e, nonostante la non più
giovane età, prende parte alla Resistenza. Arrestato dai
nazifascisti nell'aprile del 1944, viene internato a
Fossoli e nel mese di giugno è deportato a Mauthausen.
Resta nel Lager cinque mesi, poi viene trasferito al
castello di Harteim. Vi morirà nella camera a gas.
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