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Nato a Padova il 21 febbraio 1906, caduto a Padova il
28 aprile 1945, operaio meccanico.
Dall'età di vent'anni, Camporese continuò ad
entrare ed uscire dalle carceri fasciste. La sua vita si
concluse, tragicamente, nell'ultimo combattimento per la
liberazione della sua città dai nazifascisti. Comunista
dal 1921, il ragazzo fu arrestato la prima volta nel 1927.
Aveva partecipato l'anno prima ad un convegno
clandestino di giovani antifascisti. Il 13 febbraio del
1928, il Tribunale speciale lo condannò a cinque anni di
reclusione, scontati nel carcere di Firenze. Scarcerato
nel 1932, cadde di nuovo nelle mani della polizia mentre
cercava di espatriare clandestinamente: altro carcere e
cinque anni di confino a Ponza. Proprio a Ponza, sola
parentesi di serenità, il matrimonio con Carolina
Guarino, che divise con lui anni di disagi e di
persecuzioni. Camporese non ha mai smesso di lottare per
la libertà e la democrazia. Negli anni del confino (gli
fu persino vietato di ricevere una visita di sua madre),
riportò altre tre condanne che, complessivamente, gli
costarono 21 mesi di reclusione. Al termine dei cinque
anni di confino gliene furono inflitti altri due,
trascorsi alle Isole Tremiti. L'operaio padovano riuscì
a rivedere la sua città soltanto alla fine del 1938, dopo
quasi dodici anni di detenzione. Restò per un po'
appartato, ma subito dopo l'armistizio entrò nelle file
della Resistenza padovana. Partigiano combattente,
Camporese cadde a Porta Savonarola, nell'ultimo scontro
armato contro i nazifascisti in ritirata. |