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Nato a Iesi (Ancona) l'8 gennaio
1924, ucciso ad Arcevia (Ancona) il 5 maggio 1944,
studente.
Aveva appena concluso gli studi all'Istituto
industriale di Foligno quando, nel novembre del 1943, il
giovane entrò nella formazione partigiana dalla quale
sarebbe sorta la V Brigata Garibaldi operante nell'Anconetano.
Nominato capo di stato maggiore, Cappannini nel gennaio
del 1944 partecipò ai combattimenti contro i nazifascisti
a Serra San Quirico e nell'aprile successivo a quelli
nei dintorni di Cabernardi. Fu anche l'artefice, con i
suoi uomini, del sabotaggio dello stabilimento Snia
Viscosa di Arcevia, che non poté più produrre per i
nazisti. Per stroncare le azioni dei partigiani, i
tedeschi sottoposero tutta la zona ad un massiccio
rastrellamento e fu proprio in quella circostanza che
Eraclio Cappannini fu catturato con i suoi compagni
Giuseppe Latieri, Giuseppe Milletti, Marino Patrignani e
Dealdo Scipioni. Era il 4 maggio del 1944. Il giorno dopo
i cinque partigiani furono passati per le armi dai
nazifascisti. Su un foglio di carta trovato in terra
Cappannini riuscì a scrivere un commovente messaggio ai
genitori; un attimo prima che partissero le scariche,
Patrignani si tolse le scarpe e le scagliò contro i
carnefici gridando: "Viva l'Italia libera". Le
vittime del rastrellamento tedesco in quella che, nella
zona, è ricordata come "la battaglia di Arcevia",
furono sessantacinque.
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