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Nato a Trieste l'11 dicembre 1912, ucciso a Milano il
24 febbraio 1945, fisico, capo del Fronte della Gioventù,
Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.
Di agiata famiglia ebrea, aveva dedicato allo studio l'adolescenza,
conseguendo con un anno d'anticipo la licenza liceale.
Di ingegno vivacissimo, aveva frequentato, per volere del
padre, il primo biennio di Ingegneria a Firenze. Si era
poi iscritto al Politecnico di Milano, ma lo aveva
lasciato per tornare a Firenze a seguire i corsi di
Fisica. Completò questi studi a Padova, laureandosi
(110/110 e lode), a soli 21 anni, con una tesi sulle
disintegrazioni nucleari. Assistente del professor Laura,
si diede negli anni tra il 1933 e il 1934 anche agli studi
filosofici ed approdò, non senza un processo critico, al
marxismo. Di qui, nel 1936, la prima presa di contatto di
Curiel con il Centro estero del Partito comunista, a
Parigi. Nel 1937 il giovane intellettuale assume la
responsabilità della pagina sindacale del "Bò",
il giornale universitario di Padova. Ma quell'impegno
nell'"attività legale" dura poco. Nel 1938
Curiel, a seguito delle leggi
razziali, è sollevato dall'insegnamento
e si trasferisce a Milano. Qui prende contatti con il
Centro interno socialista e con vari gruppi antifascisti,
ma il 23 giugno del 1939 viene arrestato da agenti dell'Ovra.
Qualche mese nel carcere di San Vittore, il processo e la
condanna a cinque anni di confino a Ventotene. Nell'isola,
dove arrivano operai, antifascisti, garibaldini di Spagna
- attraverso una sorta di "università
proletaria" nella quale anche Curiel insegna, come
dimostrano gli appunti ritrovati delle sue lezioni - si
formano i quadri che organizzeranno la Resistenza. Il 21
agosto del 1943 anche Curiel, per sofferta decisione del
governo Badoglio, lascia Ventotene. Torna in Veneto,
ritrova vecchi amici e collaboratori, indica loro la via
della lotta armata e infine ritorna a Milano. Qui dirige,
di fatto, l'Unità clandestina e la rivista
comunista La nostra lotta, tiene i contatti con gli
intellettuali antifascisti, promuove tra i giovani
resistenti la costituzione di un'organizzazione
unitaria: il "Fronte della gioventù per l'indipendenza
nazionale e per la libertà". Il mattino del 24
febbraio 1945, a due mesi dalla Liberazione, mentre si sta
recando ad un appuntamento, Eugenio Curiel viene sorpreso
in piazzale Baracca da una squadra di militi repubblichini
guidati da un delatore; non tentano nemmeno di fermarlo:
gli sparano una raffica quasi a bruciapelo. Il giovane -
che nella motivazione della Medaglia d'oro viene
definito "Capo ideale e glorioso esempio a tutta la
gioventù italiana" - si rialza, si rifugia a fatica
in un portone, ma qui viene raggiunto e finito dai
fascisti. Il giorno dopo, sulla macchia rimasta, una donna
spargerà dei garofani. |