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Nato a Napoli nel 1920, fucilato a
Palidoro (Roma) il 23 settembre 1943, carabiniere,
Medaglia d'Oro al valor militare alla memoria.
Come tanti meridionali, si era arruolato
nei Carabinieri nel 1939. L'anno successivo, aggregato
alla 608a Sezione dell'Aeronautica, era stato trasferito
in Africa settentrionale. Era tornato in Italia, nel 1942,
per seguire un corso per sottufficiali a Firenze. L'8
settembre 1943 lo colse a Roma, dove con il grado di
vicebrigadiere, fu assegnato alla caserma dei carabinieri
di Torre in Pietra. In quella località, la sera del 22
settembre, un'esplosione, avvenuta in una vicina caserma
abbandonata dalle Guardia di Finanza, uccise due militari
tedeschi e ne ferì alcuni altri che vi si erano
acquartierati. Alcune bombe a mano, dimenticate dalle
"Fiamme gialle" in una cassa, erano esplose
quando i tedeschi vi si erano messi a curiosare. Fu il
pretesto per organizzare un rastrellamento e il mattino i
tedeschi si presentarono alla Stazione dei carabinieri
trascinandovi 22 civili, fermati casualmente nei dintorni:
per dare una sembianza di legalità a quello che si
proponevano di fare, chiesero la presenza del comandante
della Stazione. Il maresciallo non c'era e il vice
brigadiere D'Acquisto fu costretto a seguire i tedeschi
con i loro prigionieri sino a Palidoro. Dopo un sommario
interrogatorio, durante il quale ciascuno professò la
propria estraneità al fatto, l'ufficiale che comandava
il drappello tedesco ordinò che a tutti i 22 civili fosse
data una pala perché si scavassero la fossa. A questo
punto il vice brigadiere, compreso che i tedeschi
avrebbero ucciso tutti i prigionieri, per salvare 22
innocenti si accusò del preteso attentato. D'Acquisto
fu fucilato sul posto. I civili vennero tutti rilasciati.
Questa la motivazione della Medaglia d'Oro al VM: "Esempio luminoso d'altruismo, spinto fino alla suprema rinuncia della
vita. Sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, era stato condotto dalle orde naziste, insieme con 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, pure essi innocenti, non esitava a dichiararsi unico responsabile di un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così - da solo - impavido la morte, imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa
dell'Arma".
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