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Nato a Sedico (Belluno) il 3 ottobre 1896, impiccato a
Peron (frazione di Belluno) il 17 febbraio 1945, minatore.
Aveva soltanto 14 anni quando il padre, emigrante, lo
aveva portato con sé in Svizzera. Allo scoppio della
prima guerra mondiale, il ragazzo era tornato in Italia
per essere arruolato. Al fronte era stato gravemente
ferito, ma finito il conflitto aveva ripreso il lavoro
nelle miniere del bacino dell'Arsa (Istria). Proprio qui
aveva cominciato la sua attività politica, contribuendo
alla creazione della locale struttura del partito
comunista e organizzando, contro il fascismo nascente, le
"guardie rosse" della zona. Processato per la
sua attività politica, perduto per rappresaglia il posto
di lavoro, Checco - così lo chiamavano i suoi compagni
- nel 1923 fu costretto a riparare in Francia. Rimase
oltr'Alpe per dodici anni, poi, malato, decise di
tornare in Italia e, nonostante l'infermità, si rimise
all'opera per ricostruire, clandestinamente, un'organizzazione
comunista in provincia di Belluno. Subito dopo l'armistizio
Da Gioz, nominato segretario della Federazione comunista
bellunese, fu tra i principali organizzatori del locale
movimento partigiano. A pochi mesi dalla Liberazione, Da
Gioz fu arrestato dai tedeschi. Fu sottoposto a tortura,
ma gli occupanti si scontrarono con il suo stoico
comportamento e decisero di impiccarlo a pochi chilometri
dalla sua casa. |