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Nato a Sant'Anna d'Alfaedo (Verona) nel 1918,
trucidato a Recoaro (Vicenza) il 23 febbraio 1945, medico,
Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.
Subito dopo aver conseguito la laurea in medicina,
Dalla Bona aveva frequentato un corso per allievi
ufficiali medici ed era stato quindi mobilitato come
sottotenente. L'armistizio lo coglie a Verona, mentre è
in licenza, e lui continua a curare feriti e malati nell'ospedale
di piazzetta Santo Spirito. Dopo qualche mese si rende
conto che la sua opera umanitaria può dispiegarsi meglio
sulle montagne dove operano i partigiani; così quello che
sarebbe poi stato conosciuto come il "dottor
Gian", raggiunge le zone operative della brigata
partigiana Pasubio e si aggrega alla banda di Giuseppe
Marozin, alias "Vero". Il "dottor
Gian" si sposta da una località all'altra,
allestendo nelle caverne della zona basi di soccorso e d'assistenza
sanitaria. Per mesi cura partigiani e semplici valligiani
e quando, nel settembre del 1944, la formazione di Marozin
viene annientata, Gian Attilio Dalla Bona riesce a
raggiungere una delle divisioni Garemi, operanti nelle
valli dell'alto Vicentino. Nel rigido inverno del 1944
il "dottor Gian" assiste i patrioti che hanno
bisogno delle sue cure, diventa il "medico di
famiglia" dei valligiani, non si sottrae a qualche
combattimento, rimane anche ferito. Ma continua
soprattutto nella sua opera umanitaria. Il 21 febbraio del
1945, mentre è in corso un massiccio rastrellamento,
Dalla Bona viene a sapere che in una malga, trasformata
qualche tempo prima dai partigiani in fragile fortino, ci
sono da assistere un contadino semiparalizzato e un
bambino malato. Lui li raggiunge e li cura; poi torna
indietro perché, lungo la strada ha sentito dei lamenti.
Aiutato da alcuni mandriani, recupera due partigiani e due
brigatisti neri, rimasti feriti negli scontri del mattino,
e li trasporta nella malga. Mentre li sta curando,
irrompono i rastrellatori, che non sanno far di meglio che
picchiare il medico "nemico"; poi, per
"lavorarselo" a dovere, trasportano il
"dottor Gian" nel carcere di Recoaro. Il
prigioniero viene interrogato per ventisei ore
consecutive, ma nonostante le torture non dice nulla che
possa danneggiare i suoi compagni della "Garemi".
Così lo prende in consegna il brigatista nero Giovanni
Visonà (sarà poi giustiziato dopo la Liberazione), che
è accompagnato da due ragazzini, assoldati nella Brigata
nera di Valdagno per 50 lire il giorno. I tre caricano su
un'auto il "dottor Gian", lo trasportano nella
valletta denominata Facchini di sinistra e lo massacrano a
raffiche di mitra. |