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Nato a Senago (Milano) il 7 aprile
1899, squartato dai repubblichini della Decima Mas a
Palmanova (Udine) nell'ottobre del 1944.
Da Ponte, sebbene non più giovane, si era
impegnato nella Resistenza nella bassa friulana ed era
stato nominato commissario politico del Battaglione
partigiano "Montina". Nell'ottobre del 1944,
catturato a Pocenia dai repubblichini della Decima Mas,
era stato trasportato a Palmanova e rinchiuso nella
caserma "Piave", che era diventata la sede del
Comando forze di repressione antipartigiana e luogo di
tortura. I fascisti seviziarono a lungo il prigioniero,
per costringerlo a rivelare i segreti dell'organizzazione
di cui faceva parte, ma non una parola uscì dalle labbra
di Emilio Da Ponte. Inferociti dal suo sprezzante
silenzio, i militari fascisti riservarono al commissario
partigiano una morte atroce: lo legarono mani e piedi a
due cavalli da tiro e poi fecero partire gli animali in
direzione opposta, squartandolo.
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