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Nata a Monterenzio (Bologna) nel
1924, fucilata a Bologna il 1° aprile 1944, domestica.
Edera era cresciuta in una famiglia di antifascisti ed
antifascista era rimasta, anche quando era andata a
servizio presso una facoltosa famiglia bolognese. Con il
fascismo ancora imperante, non aveva esitato a polemizzare
pubblicamente con un gerarca del suo paese di origine;
ciò le valse venti giorni di carcere. Caduto Mussolini,
prima ancora che la Resistenza si organizzasse, con altri
giovani di Monterenzio impose alle autorità del paese che
il grano ammassato nei depositi fosse distribuito alla
popolazione. Dopo poco tempo, Edera divenne un'attiva
organizzatrice dei gruppi di partigiani che, su suo
impulso, avrebbero costituito la 36a Brigata Garibaldi. Il
30 marzo del 1944, durante un'azione di prelevamento di
armi effettuata nel centro di Bologna con altri
partigiani, Edera fu catturata dalla polizia che era stata
avvertita da un delatore. Torturata per un giorno intero,
la ragazza non si lasciò sfuggire la più piccola
informazione e all'alba del 1° aprile fu fucilata
contro il muro di cinta del Cimitero in via della Certosa.
Prima che i suoi carnefici sparassero, Edera gli gridò:
"Tremate. Anche una ragazza vi fa paura!". Con
la De Giovanni caddero il suo compagno, Egon Brass, e i
partigiani Ettore Zaniboni, Enrico Foscardi, Attilio
Diolaiti e Ferdinando Grilli.
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