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Nata a Calcara di Crespellano (Bologna)
il 1° agosto 1912, fucilata a San Cesario sul Panaro
(Modena) il 17 dicembre 1944, coordinatrice partigiana
della Quarta Zona con il nome di battaglia di "Balella",
Medaglia d'oro al Valor militare alla memoria.
Originaria di una famiglia contadina di idee
socialiste, dopo l'8 settembre del 1943 Gabriella -
assieme al marito Bruno Reverberi, cascinaio comunista di
cui condivideva le idee - aveva trasformato la propria
casa in una base della Quarta Zona della Resistenza. La
giovane donna aveva anche partecipato ad azioni di
sabotaggio e, soprattutto, si era molto impegnata (benché
avesse due bambine piccole e fosse in attesa di un terzo
figlio), nell'organizzazione dei primi "Gruppi di
Difesa della Donna".
Fu proprio grazie all'opera di
convincimento dei GDD che, nelle giornate del 13 e del 29
luglio del 1944, centinaia di donne scesero in piazza a
Castelfranco Emilia per protestare contro la scarsità di
alimenti e per manifestare contro la guerra. In quelle
occasioni, essendo Gabriella a capo delle manifestazioni,
fu minacciata di morte dall'impiegato comunale fascista
Reggiani. Per contrastare l'irrobustirsi delle
organizzazioni della Resistenza nella zona, nel dicembre
del '44 i fascisti locali, in accordo con i tedeschi,
sfruttarono le indicazioni di alcuni delatori e,
avvalendosi dell'intervento diretto delle SS, attuarono
un grande rastrellamento. Nel primo pomeriggio del 13
dicembre, Gabriella Degli Esposti è catturata, nella sua
stessa casa, da un gruppo di SS comandato dall'ufficiale
Schiffmann. Benché incinta, viene prima picchiata sotto
gli occhi di Savina (una delle due figlie), poi è
minacciata di morte perché non dice dove si trova il
marito (uno tra i primi organizzatori del movimento
partigiano locale), quindi
viene portata via. Il giorno successivo, il 14 dicembre,
quattro gruppi di SS, agendo contemporaneamente nelle
campagne circostanti e nel paese, arrestano una settantina
di persone. I rastrellati sono trasportati nella casa di
Enea Boni, in località Corona di Castelfranco. Le SS sono
collegate telefonicamente con l'Ostkommandatur di
Castelfranco, che si è installato in casa Monti, in via
Emilia Ovest. Da casa Boni a casa Monti i tedeschi
trasmettono le generalità dei fermati, che spie fasciste
si premurano di identificare se considerati antifascisti.
Sono questi che vengono trasferiti nei locali dell'"Ammasso
canapa" di Castelfranco Emilia. Per alcuni giorni i
prigionieri sono sottoposti a stringenti interrogatori e a
torture. Il 17 dicembre, Gabriella Degli Esposti e nove
suoi compagni di martirio sono trasportati sul greto del
Panaro a San Cesario e uccisi (i corpi di altri due
vennero trovati in un'altra località). Prima di essere fucilata,
Gabriella era stata seviziata orrendamente. Il suo
cadavere viene ritrovato privo degli occhi, con il ventre
squarciato e i seni tagliati. Il supplizio di Gabriella,
che è stata proclamata Eroina della Resistenza, induce
molte donne della zona a raggiungere i partigiani. E'
così che si costituisce il distaccamento femminile "Gabriella
Degli Esposti", forse l'unica formazione partigiana
formata esclusivamente da donne. La motivazione della
Medaglia d'oro concessa a Gabriella Degli Esposti
Reverberi dice: "Due tenere figliolette, l'attesa
di una terza, non le impedirono di dedicarsi con tutto lo
slancio della sua bella anima alla guerra di liberazione.
In quindici mesi di lotta senza quartiere si dimostrava
instancabile ed audacissima combattente, facendo della sua
casa una base avanzata delle formazioni partigiane,
eseguendo personalmente numerosi atti di sabotaggio e
contribuendo alacremente alla diffusione della stampa
clandestina. Accortasi di un rastrellamento, riusciva ad
allontanare gli sgherri dalla propria casa per breve tempo
e, incurante della propria salvezza, metteva al sicuro le
figliole ed occultava armi e documenti compromettenti.
Catturata, fu sottoposta alle torture più atroci per
indurla a parlare, le furono strappati i seni e cavati gli
occhi, ma ella resistette imperterrita allo strazio atroce
senza dir motto. Dopo dura prigionia, con le carni
straziate, ma non piegata nello spirito fiero, dopo aver
assistito all'esecuzione di dieci suoi compagni,
affrontava il plotone di esecuzione con il sorriso sulle
labbra e cadeva invocando unultima volta l'Italia
adorata. Leggendaria figura di eroina e di martire." Il
22 aprile 2006, sul greto del Panaro, in località Ca'nova
di San Cesario - dove furono ritrovati i corpi di
Gabriella Degli Esposti e dei suoi compagni di lotta e di
martirio - è stato inaugurato un monumento,
realizzato
con una pietra tipica della zona dai ragazzi dell'Istituto
"Pacinotti" di San Cesario sul Panaro. |