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Nato a Farigliano (Cuneo) il 12 gennaio
1903, deceduto a Cuneo il 20 giugno 1968, tipografo ed
editore.
Il nonno, governatore della magistratura pontificia,
era stato destituito da Pio IX perché aveva aderito alla
Repubblica romana e Arturo ne aveva coltivato gli ideali
di libertà. Aveva vent'anni quando trovò lavoro, a
Trento, nella tipografia dove si stampava il giornale dei
"popolari". Ci restò poco. Nel 1924 i fascisti
distrussero gli impianti e Felici se ne tornò in Piemonte
dove, a Cuneo, aprì in proprio una tipografia. Fu così
che conobbe Bianco e Galimberti e strinse con loro un'amicizia
basata sui comuni ideali antifascisti. Artuto Felici - che
nella clandestinità aveva aderito al movimento
"Giustizia e Libertà" e che è stato tra i
fondatori del Partito d'Azione - dopo l'8 settembre
1943 fu parte del gruppetto d'antifascisti che, in Valle
Gesso, costituirono la prima banda partigiana "Italia
Libera" dalla quale - dopo la fusione con analoga
formazione costituitasi in Valle Grana con Detto Dalmastro
- nacquero le Brigate di "Giustizia e Libertà"
del Cuneese. Tornato a Cuneo con incarichi d'organizzazione,
Felici (nome di copertura "Panfilo"), finì per
cadere nelle mani dei fascisti. Fu rilasciato, perché la
polizia non riuscì a trovare prove contro di lui. Così
Panfilo si portò nelle Langhe (con l'incarico d'ispettore
regionale del Comando GL piemontese), dove fu tra gli
organizzatori delle basi che, tra la fine del 1944 e l'inizio
del 1945, accolsero forti reparti giellisti provenienti
dalle montagne cuneesi. Dopo la Liberazione, Felici
rappresentò il Partito d'Azione nel CLN di Cuneo e,
quando il partito si sciolse, aderì al movimento di
"Unità Popolare". Fu poi tra gli esponenti
locali del Movimento dei partigiani della pace. Membro del
Consiglio nazionale dell'ANPI, ha curato nella sua
tipografia la pubblicazione di numerosi saggi sulla
Resistenza nel Cuneese. Prima di morire, era diventato
cittadino onorario di Cuneo per meriti partigiani. Il
Comune gli ha poi intitolato una via. |