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Nata a Tunisi il 2 giugno 1916,
deceduta a Roma il 19 gennaio 2006, parlamentare e
dirigente comunista.
Nata in una famiglia d'emigrati in Tunisia (il padre
Renato, avvocato, collaborò anche, assiduamente, alla
stampa antifascista locale in lingua italiana), Nadia, nel
1938, aveva aderito al Partito comunista e, con i fratelli
Loris, Ruggero e Sonia, era diventata un'attiva
militante. Il suo impegno nella Resistenza al
nazifascismo divenne totale con l'occupazione tedesca
della Francia, tanto che, durante il regime
collaborazionista di Petain, fu condannata per la sua
attività politica. Nadia, così come il marito Velio
Spano (che in Tunisia aveva collezionato due condanne
a morte), riuscì a sottrarsi alla cattura e a raggiungere
fortunosamente l'Italia liberata. Qui, come ha detto di
lei il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi,
fu "protagonista e testimone del processo di
rifondazione dello Stato e della nascita della
Repubblica". Nadia Gallico Spano è stata, infatti,
una delle ventuno donne elette all'Assemblea
costituente, è stata parlamentare comunista tra il 1948 e
il 1958, è stata tra le fondatrici dell'Unione Donne
Italiane e del settimanale Noi Donne, che ha
diretto sino al 1945. Ha presieduto fino al 1958 l'Unione
Donne Sarde. Dalla Liberazione e sino alla morte si è
impegnata sui problemi di politica internazionale, del
Mezzogiorno e della questione femminile. Per anni è stata
attiva nella presidenza dell'ANPPIA (Associazione
Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti).
Proprio tre settimane prima della scomparsa di Nadia
Gallico Spano è stato pubblicato un suo libro di
memorie: Mabruk. Memorie di un'ottimista. Mabruk,
in tunisino, sta per benedizione, speranza.
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