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Nato a Terlizzi (Bari) il 20 novembre
1908, ucciso alle Fosse Ardeatine (Roma) il 24 marzo 1944,
insegnante, Medaglia d'oro al valor militare alla
memoria.
Laureato in storia, filosofia e pedagogia, aveva
insegnato a Formia ed era poi diventato docente al liceo
scientifico "Cavour" di Roma. Nella capitale si
affermò presto come studioso e, soprattutto, per il suo
rigore morale e per le doti di educatore, capace, come fu,
di trasfondere nei giovani allievi i principi di libertà.
Subito dopo la caduta del fascismo, il professor Gesmundo
si era iscritto al Partito comunista e, all'indomani
dell'8 settembre 1943 prese parte alla guerra di
liberazione nelle file della Resistenza romana. Attivo
promotore del CLN a Roma, sotto l'occupazione tedesca
ospitò nella sua casa di via Licia, prima la redazione
clandestina dell'Unità e poi l'arsenale dei
GAP romani, di cui faceva parte. Il 29 gennaio 1944, poco
dopo lo sbarco degli Alleati ad Anzio, nella casa del
professore, che era stato nominato vice commissario di
Divisione delle formazioni della Resistenza romana, fece
irruzione la polizia fascista. Gesmundo stava preparando
un'azione di sabotaggio contro i mezzi di trasporto
tedesco e i fascisti trovarono nel suo appartamento due
sacchi di chiodi a tre punte. Arrestato, il professore fu
portato nelle carceri di via Tasso (nel Museo storico
della Liberazione si conserva ancora, di Gesmundo, una
camicia lorda di sangue), per esservi interrogato. Nella
motivazione della ricompensa al valore si ricorda che
"venne sottoposto per un mese intero a inenarrabili
torture, stoicamente sopportate a tutela del segreto
militare e politico che custodiva. Condannato dal
Tribunale di guerra tedesco alla pena capitale, con la
fermezza degli Eroi affrontò la morte alle Fosse
Ardeatine tramandando ai posteri fulgida prova di fede
nella dura lotta per la conquista della libertà". |