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Nato a Odessa (Ucraina) il 4 aprile
1909, morto nel carcere di Regina Coeli a Roma il 5
febbraio 1944, letterato.
Di famiglia ebrea di origine russa ma naturalizzato
italiano, Leone aveva frequentato tra il 1914 e il 1919 le
scuole elementari a Viareggio, località di vacanza dei
Ginzburg. I primi anni delle secondarie li aveva però
seguiti in una scuola russa di Berlino, dove la famiglia
si era trasferita, per continuare poi al Liceo d'Azeglio,
quando i Ginzburg si stabilirono a Torino. Leone frequenta
ancora il Liceo quando comincia a scrivere lunghi
racconti, traduce da Gogol Taras Bul'ba,
scrive un saggio su Anna Karenina. Non
sorprende, quindi, che dopo essersi iscritto alla Facoltà
di Legge, l'abbia abbandonata l'anno dopo per Lettere.
Non sorprende nemmeno se le frequentazioni con Norberto
Bobbio, Augusto Monti e altri intellettuali torinesi (a
Parigi, dove si era recato per completare la tesi di
laurea, aveva anche avuto modo di incontrare, Croce, Carlo
Rosselli, Salvemini), hanno in qualche modo
influenzato i suoi orientamenti politici. È così che
Leone Ginzburg, che dopo la laurea in lettere moderne
aveva subito ottenuto la libera docenza e che con Giulio
Einaudi aveva appena costituito l'omonima Casa editrice,
viene estromesso dall'Università: l'8 gennaio del
1934, infatti, rifiuta di prestare giuramento di fedeltà
al regime fascista. Non solo: intensifica l'attività
clandestina nel movimento "Giustizia e Libertà"
e poche settimane dopo viene arrestato con Carlo
Levi,
Augusto Monti ed altri. Il Tribunale speciale condanna
Ginzburg a quattro anni di reclusione. Un'amnistia glie
ne risparmia due, e lui esce dal carcere di Civitavecchia
il 13 marzo del 1936. Come sorvegliato speciale non può
svolgere attività pubblicistica, così svolge, con Cesare
Pavese, un intenso lavoro all'Einaudi. Si sposa nel '38
e lo stesso anno, a causa delle leggi
razziali, perde la cittadinanza italiana. Quando, nel
1940, l'Italia entra nel conflitto, Ginzburg è
arrestato e confinato, come "internato civile di
guerra" in Abruzzo, a Pizzoli. Con la caduta del
fascismo, il giovane intellettuale ritorna a Roma ed è
tra gli organizzatori del Partito d'Azione e poi delle
formazioni partigiane di "Giustizia e Libertà".
Lavora alla sede romana dell'Einaudi e, durante l'occupazione,
adotta il nome di copertura di Leonida Gianturco. Dirige Italia
Libera, giornale del Partito d'Azione,
sino a che viene sorpreso nella tipografia clandestina. È
il 20 novembre del 1943. A Regina Coeli i fascisti
scoprono presto chi è davvero Leonida Gianturco e il 9
dicembre Leone Ginzburg viene trasferito nel
"braccio" controllato dai tedeschi.
Interrogatori, torture, una mascella fratturata. Nel
gennaio del 1944 il prigioniero è trasferito, quasi
incosciente, nell'infermeria del carcere. Un mese dopo,
mentre i suoi compagni stanno organizzando un'improbabile
evasione, Leone Ginzburg viene trovato morto. |