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Nato a Trieste il 16 luglio 1901, deceduto a Trieste
nel 1987, diplomato in ragioneria e in magistero.
Di famiglia operaia aveva compiuto gli studi con grandi
sacrifici. Diplomatosi in ragioneria, grazie ad una borsa
di studio poté iscriversi al Politecnico di Torino; la
"borsa" gli fu però revocata per la sua
militanza prima nel PSI e poi nel PCdI. Tornato a Trieste
e conseguito il diploma di maestro, fu escluso dai ruoli
per le sue scelte politiche. Divenuto segretario dei
comunisti triestini, nel 1927 fu arrestato e confinato a
Ponza. Scontata la condanna "Adriano", questo il
suo nome in clandestinità, ripara prima in Svizzera e poi
in Francia. Nel 1938 è ferito in Spagna, mentre combatte
con il battaglione Garibaldi sul fronte dell'Ebro.
Caduta la Repubblica spagnola è internato in Francia e
poi consegnato alla polizia italiana. Iaksetich rimane al
confino sino al 1943, poi, dopo il 25 luglio e la caduta
di Mussolini, fugge dal campo di Renicci e torna a Trieste
dove si impegna nella riorganizzazione del partito e nella
costituzione delle prime unità garibaldine. Membro del
comando della Brigata Triestina, operò successivamente
nella zona slovena entrando a far parte del Comando di
quelle formazioni come ufficiale di collegamento italiano.
Dopo la Liberazione di Trieste è nominato vice comandante
militare della città, sino a quando subentra il Governo
militare alleato, che trova il modo di farlo condannare
per "violazione di sue ordinanze" (aveva
conservato una rivoltella), a 18 mesi di carcere.
"Adriano" non sconta tutta la pena e riprende l'attività
politica. Iaksetich ha diretto a Trieste il quotidiano
"Il lavoratore" e a Bolzano, negli anni
cinquanta, la locale Federazione comunista. Ha scritto
molti articoli e saggi sulle vicende politico militari
della Venezia Giulia e un volume sulla storia, in
Slovenia, della brigata partigiana "Fratelli Fontanot". |