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Nato a Gorizia il 18 novembre 1905,
morto nel 1942, architetto.
Durante gli anni tra le due guerre, essendo comunista,
fu costretto a lasciare l'Italia. Tutta la sua vita fu
un continuo passare da un Paese all'altro. Si era
stabilito in Cecoslovacchia, ma dopo numerosi arresti per
la sua attività politica era stato espulso. Dopo aver
lavorato a Monaco e a Lipsia, aveva dovuto lasciare la
Germania all'avvento di Hitler. Un breve periodo in
Francia, seguito da un soggiorno in Grecia e quindi dalla
residenza in Jugoslavia. Qui rimase, curando pubblicazioni
del Partito comunista jugoslavo, sino alla guerra di
Spagna, dove accorse volontario nelle Brigate
Internazionali. Caduta la Repubblica democratica spagnola
Krajacic riuscì a tornare in Jugoslavia, dove fu tra i
dirigenti della lotta contro il nazifascismo. Arrestato
nel 1940, durante una riunione del Comitato centrale del
Partito comunista della Croazia alla quale partecipava,
passò per due anni da un campo di concentramento all'altro
finché, verso la fine del 1942, cadde in mano dei
tedeschi. Rinchiuso in una cella insieme con altri
quindici patrioti, Krajacic vi fu lasciato morire di fame. |