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Nato a Vinchio (Asti) il 29 luglio 1912, morto a Roma
il 21 giugno 1984, giornalista e scrittore.
"Ulisse", con questo suo nome di battaglia
Lajolo avrebbe firmato dopo la Liberazione molta della sua
produzione giornalistica, era cresciuto durante il regime.
Così era stato fascista, era stato "legionario"
nella guerra di Spagna, per quasi undici anni era stato
ufficiale di fanteria nel regio esercito, ma l'8
settembre 1943 seppe "scegliere la strada della
libertà". Subito dopo l'armistizio, Lajolo
raggiunge le formazioni partigiane nelle sue Langhe e
presto diventa comandante del Raggruppamento comprendente
l'8a e la 9a Divisione Garibaldi del Basso Monferrato.
Conclude la lotta partigiana come vice comandante di zona
del CVL del Monferrato e subito si dedica all'attività
di giornalista e riprende quella di scrittore. Capo
Redattore dell'edizione torinese dell'Unità, diventa
poi direttore dell'edizione milanese del giornale, dove
rimane sino al 1958, quando è eletto deputato per il
Partito comunista. E' rieletto parlamentare nel 1963 e
nel 1968 e ricopre le cariche di questore della Camera e
di vicepresidente della Commissione parlamentare di
vigilanza sulla Rai. Membro del Comitato centrale del PCI
fino al XIV Congresso, è stato anche direttore del
settimanale Giorni-Vie Nuove. Davide Lajolo ha
pubblicato molti saggi e libri di narrativa e di poesia,
tra i quali meritano citazione almeno Classe
1912, sul travaglio politico culturale di una
generazione, l'autobiografia Il
voltagabbana, Il vizio assurdo sulla
amicizia con Cesare Pavese. "Ulisse" è sepolto
a Vinchio d'Asti. Nella casa di famiglia ha sede un
attivo Centro culturale a lui dedicato. |