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Nato a Padova il 6 ottobre 1905,
fucilato a Venezia il 28 luglio 1944, militante comunista.
Levorin, nel 1928, era finito davanti
al Tribunale Speciale per la sua attività antifascista.
Condannato, era tornato libero dopo tre anni di
reclusione. Sino alla caduta del fascismo era però
rimasto un "sorvegliato speciale".
Subito dopo l'armistizio
prese parte alla Guerra di liberazione e fu tra i
principali organizzatori del movimento partigiano in
provincia di Venezia. Levorin era ispettore delle Brigate
Garibaldi quando fu arrestato, insieme con altri patrioti,
nella zona di San Donà di Piave. Era in carcere da sei
mesi e si preparava ad affrontare la prova della
deportazione in Germania - com'ebbe a testimoniare la
sorella Elvira nel 1970, quando l'ANPI provinciale di
Padova si apprestava a pubblicare il volume Gustavo
Levorin, combattente della libertà - quando fu
prelevato dalla prigione. Con Levorin furono portati in
catene i patrioti Ernesto D'Andrea, Violante Momesso,
Angelo Gressani, Stefano Bertazzolo, Giovanni Tronco,
Giovanni Tamai, Amedeo Peruch, Enzo Gusso, Venceslao
Nardean, Francesco Biancotto, Attilio Basso, e Giovanni
Felisati. I tredici, molti dei quali stavano per essere
scarcerati, perché a loro carico non erano state trovate
prove di sorta, furono fucilati, alle 5 del mattino del 28
luglio, sulle macerie di Ca' Giustinian. Il palazzo, che
era allora la sede di vari Comandi tedeschi e fascisti,
era stato fatto saltare due giorni prima dai patrioti
veneziani.
Prima di cadere sotto la rappresaglia fascista,
i morituri, seguendo l'esempio del diciottenne Francesco
Biancotto, intonarono "Bandiera rossa". Si unì
al coro di quel gruppo di comunisti anche Enzo Gusso,
militante del Partito d'Azione.
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