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Nato ad Anzio (Roma) nel 1909, fucilato
a Roma il 31 gennaio 1944, operaio, Medaglia d'oro al
valor militare alla memoria.
Convinto antifascista, Mallozzi faceva
parte dell'organizzazione comunista clandestina romana.
Nei primi anni Trenta fu costretto ad espatriare per
sottrarsi alle "cure" della polizia del regime.
Nel 1936, allo scoppio della Guerra di Spagna, l'operaio
romano, arruolatosi nelle Brigate Internazionali, fu
nominato prima commissario politico e poi comandante di un
battaglione di garibaldini. Ferito in un incidente
stradale, Mallozzi si ritrovò mutilato, ma restò in
Spagna sino a quando le Brigate Internazionali non si
ritirarono dalla penisola iberica. Passato il confine
francese e internato nel campo di Vernet d'Ariège, vi
restò sino a che i tedeschi invasero la Francia e il
governo fascista italiano decise di affiancarli.
Consegnato alle autorità italiane e riportato in Italia,
Mallozzi fu confinato a Ventotene. Restò al confino sino
al 25 luglio 1943 quando, con l'arresto di Mussolini,
poté riacquistare la libertà. Dopo l'8 settembre fu
tra i primi organizzatori della Resistenza a Roma. Alla
testa di un gruppo armato, Mallozzi portò a termine
numerose, audaci azioni contro gli occupanti finché cadde
nelle mani dei tedeschi. Questi lo fecero condannare a
morte e lo fecero fucilare, a Forte Bravetta, da militi
della P.A.I. (Polizia dell'Africa Italiana). L'operaio
romano fu messo al muro con altri nove antifascisti e
militari entrati nella Resistenza, tutti condannati, com'è
scritto nella sentenza del Tribunale militare
straordinario, "perché preparavano atti di
sabotaggio contro le forze armate germaniche e
capeggiavano altri attentati contro l'ordine pubblico
della città di Roma". |