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Nato a Trieste nel 1883, fucilato a
Trieste il 28 aprile 1945, esponente mazziniano.
Ha dedicato la vita alla lotta per la libertà.
Rappresentante dell'ala sinistra più radicale dei
mazziniani triestini, prese parte giovanissimo ai moti
rivoluzionari di Serbia e di Macedonia e fu il solo
italiano che, nel 1905 in Russia, fu presente alle prime
lotte antizariste. Conobbe numerose volte le carceri
austriache e, nel 1918, animò la rivolta dei marinai di
Pola. Attivo antifascista dopo l'avvento al potere di
Mussolini, Maovaz subì per dodici anni il confino a
Ponza, alle Tremiti e a Ventotene. Caduto il fascismo,
tornò subito a Trieste, per continuare la lotta per la
libertà nelle file del Partito d'Azione, mantenendo,
durante l'occupazione nazista, i collegamenti tra il CLN
Alta Italia e quello di Trieste. Nel gennaio del 1945
Maovaz, in seguito ad una delazione, fu arrestato con la
moglie e i due figli. Furono tutti sottoposti a tortura,
ma fu su di lui che i fascisti della "Banda Collotti"
(dal nome di Gaetano Collotti, capo della polizia politica
di Trieste), infierirono con particolare ferocia nelle
celle di via Bellosguardo, di piazza Oberdan e del Coroneo.
Dopo quindici giorni d'ininterrotte sevizie, Maovaz ebbe
le ossa delle gambe e delle braccia spezzate, le mani
ridotte in poltiglia, gravi lesioni interne, ma non si
lasciò sfuggire una sola parola che potesse compromettere
i suoi compagni e l'organizzazione. Nonostante le sue
tremende condizioni, due giorni prima della liberazione di
Trieste, i tedeschi fucilarono Maovaz con altri dieci
detenuti politici. All'esponente "azionista"
la città di Trieste ha dedicato una strada, ma il miglior
ricordo di Maovaz è a Ventotene, in quella
"Biblioteca del Confino" che, negli anni della
dittatura fascista, Maovaz aveva contribuito in misura
determinante a creare e che è stata recuperata.
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