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Nato a Redipuglia (Gorizia) il 12
luglio 1907, massacrato a Palmanova (Udine) il 1°
novembre 1944, operaio, Medaglia d'Oro al Valor Militare
alla memoria.
Già nel 1935 Marcuzzi aveva cominciato
a svolgere, tra gli operai dei cantieri di Monfalcone, la
sua attività d'antifascista militante. Tre anni dopo si
risolse ad espatriare, per sottrarsi alla sorveglianza
della polizia fascista, che lo controllava sempre più
pressantemente. Anche dalla Germania e dall'Ungheria
finì però per essere espulso. Nel 1941, tornato in
Italia, s'improvvisò rappresentante di commercio,
perché quest'attività gli consentiva meglio di coprire
le reali ragioni dei suoi movimenti tra il Friuli e la
Venezia Giulia. Alla caduta del fascismo, Marcuzzi si
trovava a Monfalcone, dove aveva ripreso stretti contatti
con l'ambiente operaio e con i dirigenti locali del
Partito comunista. Non a caso, quindi, fu tra gli
organizzatori di quella "Brigata Proletaria"
che, a fianco di formazioni partigiane slovene,
resistette, sino all'ottobre del 1943, agli attacchi di
soverchianti forze tedesche. Fatto prigioniero con altri
tre compagni, Marcuzzi riuscì a fuggire e a trovare un
rifugio nel Monfalconese. Lì, considerando quel che era
successo con la "Brigata Proletaria", concluse
che i partigiani avrebbero potuto resistere ben più a
lungo, se si fosse stati in grado di garantire i necessari
rifornimenti. Fu così che Montes, questo il suo nome di
battaglia, si mise ad organizzare una rete di
"intendenze partigiane", che avevano il compito
di assicurare armi e vettovagliamenti alle formazioni
operanti sulle Alpi Giulie e Carniche. Grazie a Marcuzzi
sorsero così diecine e diecine di comitati di villaggio e
di zona, nacquero squadre di gappisti per scortare i
rifornimenti da far pervenire ai partigiani, si
organizzarono gruppi per la raccolta d'ingenti somme di
denaro, senza escludere gli attacchi alle banche del
Friuli, che pure erano presidiate dai nazifascisti. Montes
riuscì persino a costituire due battaglioni mobili - il
"Latisana" e il "Livenza"- che avevano
come compito principale quello di "proteggere l'intendenza".
Naturale, quindi, che il CLN del Friuli nominasse Marcuzzi
comandante dei servizi di rifornimento e dei GAP di tutta
la pianura friulana. Alla sua organizzazione facevano
capo, per rifornirsi, le Brigate "Garibaldi", le
"Osoppo" e pure l'intero IX Corpus dell'Armata
di liberazione jugoslava, nella quale operavano anche
formazioni di "garibaldini" italiani. Nel
tentativo di far fronte all'attività di Montes, i
nazifascisti giunsero ad istituire a Palmanova uno
speciale Centro di repressione, che non raggiunse lo scopo
di disarticolare l'"intendenza partigiana", ma
riuscì, grazie ad una spia, a catturare Marcuzzi. Finito
nelle mani dei fascisti Montes fu atrocemente torturato;
con la testa spaccata, morì dopo tre giorni di continuo
supplizio, senza lasciarsi sfuggire un'informazione.
Nella motivazione della massima ricompensa militare si
legge che Silvio Marcuzzi "mantenne il contegno dei
forti e il supremo spregio per la sublime risposta che
oppose alle barbare torture ed alle crudeli sevizie che
gli furono inflitte, finché sfinito dalle sofferenze
esalava l'estremo anelito immolando la sua esistenza al
supremo ideale per cui aveva tanto lottato". |