|
Nato a Borgo San Donnino (Parma) il 27 maggio 1879,
morto a Carrara l'11 dicembre 1958, muratore, esponente
anarchico.
Quella di Alberto Meschi è una delle più belle figure
del movimento anarchico italiano. Autodidatta, dopo
essersi impegnato sin da ragazzo nelle organizzazioni
operaie della Spezia, nel 1905 decise di emigrare in
Argentina. Ci restò quattro anni, diventando uno dei più
seguiti dirigenti libertari e sindacali. Nel 1909 Meschi
viene espulso. Tornato in Italia, dirige la Camera del
lavoro di Carrara, guidando le lotte dei cavatori apuani e
dei lavoratori della Versilia. Allo scoppio della I Guerra
mondiale è mandato al fronte, finisce prigioniero nei
Carpazi, torna in Italia alla fine del conflitto e
riprende subito il suo posto di lotta a Carrara, entrando
anche a far parte del Consiglio generale dell'Unione
sindacale italiana. Aggredito a più riprese dai fascisti,
Meschi è costretto nel maggio del 1922 a riparare in
Francia. A Parigi è tra i fondatori della Concentrazione
antifascista e della Lega italiana diritti dell'uomo.
Nel 1936 eccolo combattere in Spagna nella Colonna
Rosselli, sino alla caduta della Repubblica. Tornato in
Francia finisce in campo di internamento. Rientra in
Italia alla fine del 1943 e, all'indomani della
Liberazione, viene incaricato dal CLN di dirigere la
Camera del lavoro di Carrara, che resse sino al 1947. Da
allora, per circa 20 anni, si dedicò alla pubblicazione
de "Il Cavatore", un foglio sindacale
libertario.
|