|
Nata a Pisa il 21 dicembre 1914, deceduta a Genova il 6
febbraio 2005, maestra elementare, scrittrice.
Sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, ha
dedicato la vita alla memoria della Shoah. Ancora il 27
gennaio 2005 - da un letto dell'ospedale San Martino di
Genova dove, ultranovantenne, era ricoverata - aveva
mandato agli amici dell'ANPI la sua testimonianza: un
biglietto nel quale scriveva "Mi spiace non essere
qui e iniziare nel solito modo. <Sono il numero A 5384
di Auschwitz-Birkenau>. Le parole sono sempre le
stesse, ma oggi risuonano con la forza di milioni di
persone che parlare non possono più
Che Dio vi benedica
e vi aiuti a non dimenticare mai". Liana Millu,
nel 1937, era una maestrina di Livorno. Oltre che
insegnare ai bambini delle Elementari, collaborava con il
quotidiano Il Telegrafo, diretto da Giovanni
Ansaldo. L'anno dopo, grazie alle leggi razziali, perde
l'impiego nella scuola e la collaborazione al giornale.
Vive di lavoretti precari e mal pagati, sicché, nel
giugno del 1940 decide di trasferirsi a Genova. E' qui
che, dopo l'8 settembre 1943, Liana diventa un membro
attivo della Resistenza. Entrata nell'Organizzazione
"Otto", l'insegnante ha il delicato compito di
comunicare informazioni e codici operativi. Il suo impegno
è bloccato nel marzo del 1944, quando, a Venezia, viene
arrestata e deportata ad Auschwitz. Liana Millu riesce a
sopravvivere e a tornare in Italia, ma la drammatica
esperienza segna la sua esistenza. Nel 1947 pubblica il
suo primo libro di memorie sui campi di sterminio: Il
fumo di Birkenau. Nei primi anni Ottanta dà alle
stampe I Ponti di Schwerin, nel quale ricorda la
sua vita e il ritorno dal campo di stermino. Nel 1988
pubblica la raccolta di racconti La camicia di Josepha.
Il volumetto Dopo il fumo - Sono il n. A 5384 di
Auschwitz Birkenau, esce nel settembre 1990 per
le edizioni Morcelliana.
|