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Nato a Chivasso (Torino) nel 1927,
caduto ad Avigliana (Torino) il 26 giugno 1944, operaio,
Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
Aveva dovuto lasciare il suo lavoro in un albergo di
Milano quando, nel 1941, era stato chiamato alle armi.
Arruolato come paracadutista, fu assegnato al 184°
Reggimento della Divisione "Nembo" che, al
momento dell'armistizio, era di stanza in Sardegna.
Nembrini prese parte ai combattimenti contro le truppe
tedesche acquartierate nell'Isola. Tornato nel
continente, quando si costituirono i Gruppi di
combattimento entrò a far parte dell'88° Reggimento
fanteria del "Friuli", raggiungendo il grado di
sergente dei granatieri. Durante i combattimenti sul
fronte del Senio, preludio alla Liberazione, Nembrini fu
mortalmente ferito, ma riuscì a portare a termine la sua
missione, come è ricordato nella motivazione della
ricompensa alla memoria, che suona: "Comandante di
squadra granatieri, ardimentoso ed entusiasta,
pattugliatore incomparabile e sereno di fronte a qualsiasi
pericolo, diede ad ogni azione difficile e rischiosa
affidatagli, l'apporto del suo slancio e del suo sangue
freddo, riuscendo in momenti gravissimi ad imporre la sua
iniziativa al nemico anche se superiore per uomini e
mezzi. In una dura e sanguinosa giornata si offriva quale
capo pattuglia per una rischiosa e delicata missione,
impavido e sereno osservava da una posizione avanzata e
scoperta le mosse del nemico, che invano scatenava su di
lui la furia delle sue armi. Gravemente ferito rimaneva al
suo posto, rifiutava ogni cura per non esporre i suoi
uomini e, superando le sofferenze della carne straziata,
ancora persisteva nel compito volontariamente assunto.
Assoltolo in pieno, sempre battuto da fuoco rabbioso e
insidiato da una pattuglia tedesca, riusciva, benché in
condizioni fisiche assai menomate, a disimpegnarsi ed a
rientrare nelle nostre linee. Senza preoccuparsi di sé,
profondeva le sue estreme energie per esporre
dettagliatamente al proprio comandante i risultati della
sua missione, consentendo solo allora (troppo tardi però)
di farsi trasportare al posto di medicazione. Consacrava
poi con l'olocausto della vita il dovere compiuto fino
all'ultimo". A Grumello del Monte, nel primo
dopoguerra, una strada è stata intitolata a Giuseppe
Nembrini. Il suo nome è ricordato anche sul monumento
(una stele in ceramica, di Leandro Lega), che nel
Ravennate, a Casola Valsenio, è stato eretto nel 1989 in
memoria dei caduti sul fronte del Senio |