|
Nato a Bologna il 1° ottobre 1909,
morto a Bologna il 1° febbraio 2002, tecnico modellatore,
amministratore provinciale, parlamentare del PCI e
dirigente dell'ANPPIA e dell'ANPI.
Aveva lavorato sino all'8 gennaio
2002, nonostante avesse già compiuto 92 anni, nella sede
dell'ANPI dell'Emilia-Romagna, di cui era segretario
regionale. Il vicepresidente nazionale dell'ANPI ha
concluso così, proprio come avrebbe voluto, il suo
impegno politico e antifascista, iniziato 77 anni prima.
Allora, non ancora quindicenne, aveva portato a casa sua,
per farlo medicare dalle sorelle, uno sconosciuto
malmenato in strada dai fascisti. Pochi anni dopo quell'episodio,
Orlandi era entrato nel Partito comunista. Emigrato in
Francia, era rientrato in Italia per svolgervi attività
clandestina. Fu lui che, nel giugno del 1931, organizzò,
con Teresa Noce, lo sciopero delle mondine di Medicina e
fu lui che per molti mesi, andando e tornando dalla
Francia, compì felicemente numerose missioni in Italia
settentrionale finché non cadde, in Veneto, nelle mani
della polizia. Era il 29 gennaio del 1932. Processato con
altri quattro compagni veneti per "associazione e
propaganda sovversiva", Orlandi fu condannato dal
Tribunale speciale a 9 anni di reclusione. Trasferito da
Regina Coeli al carcere di Fossano, vi rimase sino al 4
febbraio del 1936. Tornato in libertà, fu richiamato alle
armi, nonostante gli fosse stata comminata l'interdizione
perpetua dai pubblici uffici, e spedito in Libia, dove
continuò a svolgere propaganda antifascista clandestina.
Nella primavera del 1939 Orlandi torna a Bologna, ma
finisce subito in carcere per "misura
precauzionale". Quando esce di cella, il giovane
antifascista si trasferisce a Reggio Emilia, dove riesce a
farsi assumere alle Officine Lombardini. Ma anche a Reggio
la polizia fascista lo tiene d'occhio. Quando cade
Mussolini, Orlandi, il 28 luglio 1943, è tra gli
organizzatori e i protagonisti dello sciopero contro la
guerra, nel corso del quale la truppa spara sui lavoratori
delle "Reggiane", uccidendo otto uomini e una
donna e ferendo altri trenta operai. Dopo l'armistizio
Orlandi fa la spola tra Bologna, dove partecipa all'organizzazione
dei tre giorni di sciopero, e Reggio Emilia dove, in
fabbrica, costruisce speciali bombe per i gappisti
bolognesi. Nel febbraio del 1944 ritorna definitivamente a
Bologna, entra nel Comitato federale e nella segreteria
del Partito comunista, col nome di battaglia di Pietro
dirige il Servizio di informazioni militari, diventa
ispettore della 63a Brigata Garibaldi "Bolero".
Alla fine della guerra Orlandi è riconosciuto partigiano
combattente con il grado di capitano. Ripresa l'attività
politica ha incarichi di responsabilità nelle
organizzazioni comuniste di Bologna, di Frosinone, della
Sardegna e del Piemonte. Membro del Comitato centrale del
PCI dal 1951 al 1962, nel 1960 è eletto nel Consiglio
provinciale di Bologna, di cui è vicepresidente dal 1961
al 1963. Per due legislature è eletto senatore nelle
liste del PCI. Nel 1983, infine, comincia la sua attività
di dirigente dell'ANPI e dell'ANPPIA che continua
instancabilmente per quasi vent'anni. |