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Nato a Torino il 24 giugno 1911, deceduto a Roma il 13
settembre 1990, dirigente e parlamentare comunista.
Un suo libro autobiografico è intitolato
Il
ragazzo rosso. Proprio da ragazzo, Gian Carlo Pajetta
- figlio di Carlo, avvocato, e di Elvira
Berrini,
maestra elementare - aveva cominciato l'attività
politica che gli valse, a 14 anni, mentre frequentava il
Liceo-ginnasio Massimo D'Azeglio di Torino, l'espulsione
"da tutte le scuole del Regno" per tre anni. Era
il febbraio del 1927. Come non bastasse, Gian Carlo Pajetta
venne arrestato e rinchiuso, quando non aveva ancora 17
anni, nella sezione minorile delle carceri giudiziarie di
Torino. Il 25 settembre del 1928, il Tribunale Speciale lo
condanna a due anni di reclusione, che sconta nelle
carceri di Torino, Roma e Forlì. Nel 1931 l'espatrio
clandestino in Francia, dove il "ragazzo rosso"
assume lo pseudonimo di "Nullo", diventa
segretario della Federazione giovanile comunista,
direttore di Avanguardia e rappresentante
italiano nell'organizzazione comunista internazionale.
In quel periodo Gian Carlo Pajetta compie numerose missioni
clandestine in Italia, fino a quando, il 17 febbraio del
1933, viene arrestato a Parma. Un anno dopo il Tribunale
Speciale fascista lo condanna a 21 anni di reclusione;
Pajetta ne sconterà 11 nei carceri di Civitavecchia e di
Sulmona e verrà scarcerato il 23 agosto del 1943, dopo la
caduta del fascismo. Poi venne l'8 settembre e la guerra
partigiana (nella quale cadde suo fratello Gaspare), che
vede "Nullo" Capo di Stato Maggiore (ma di fatto
vice comandante generale) delle Brigate Garibaldi e membro
del Comando generale del Corpo volontari della libertà.
È in questa veste che, tra il novembre e il dicembre del
1944, Pajetta è a Roma, come membro del CLNAI, per
trattare con gli Alleati e con il governo Bonomi l'accordo
politico-militare che porta al riconoscimento delle
formazioni partigiane come formazioni regolari e all'attribuzione
delle funzioni di governo al Comitato di Liberazione dell'Alta
Italia. Dopo la Liberazione Pajetta diventa direttore dell'edizione
milanese de l'Unità e membro della
Direzione del Pci. Nel 1945 viene eletto alla Consulta
(non era potuto diventare senatore perché troppo
giovane), poi, nel 1946, all'Assemblea costituente, nel
1948 alla Camera dei deputati (dove è stato riconfermato
ben dodici volte). Dal 1984 è stato anche parlamentare
europeo. Il giorno prima di morire d'infarto aveva
rilasciato al Messaggero un'intervista nella quale, con
riferimento alla "svolta della Bolognina" che avrebbe portato allo scioglimento del PCI,
dichiarava di stare vivendo i giorni più brutti della sua
vita. |