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Nato a Torino il 1° ottobre 1915,
deceduto a Livorno il 15 agosto 1988, dirigente comunista
e parlamentare.
L'influenza della madre, del fratello
Gian Carlo -
oltre all'atmosfera che si respirava a Torino, nell'operaio
borgo San Paolo, dove la famiglia in quegli anni abitava
- portarono presto il giovanissimo Giuliano - durante
un soggiorno nel Varesotto, a Taino, paese d'origine dei
Pajetta - a militare nell'organizzazione comunista
clandestina. Già nel novembre del 1931 il ragazzo, per
sottrarsi all'arresto, è costretto ad emigrare. Ripara
in Francia, poi a Mosca alla Scuola Leninista, poi in
Ucraina ed in Crimea. Torna in Francia nell'autunno del
1934 e gli viene affidata la direzione dei gruppi
giovanili comunisti fra gli emigrati italiani.
Dopo due
anni Giuliano Pajetta accorre in Spagna. Ha soltanto 21
anni, ma Luigi Longo, commissario generale delle Brigate
Internazionali, nomina il giovane suo aiutante di campo.
Nel 1937, "Giorgio Camen" - questo il nome di
battaglia di Giuliano - che è commissario della 13a
Brigata, è ferito nella battaglia di Brunete. Rientra in
Francia, dove conosce suo figlio, e subito riprende l'attività
in Spagna, fino al ritorno clandestino in Francia alla
caduta della Repubblica. Nel 1939, di nuovo arrestato, è
internato nel campo di Vernet. Vi resta dall'ottobre
sino all'inizio del 1941, quando riesce ad ottenere, per
sé, per la moglie Claudia Banchieri e per il primogenito
Jeannot, un visto per il Messico. E' trasferito, quindi,
nel campo di transito di Les Milles, ma invece di partire
per l'America latina, Pajetta evade e torna in
clandestinità, al lavoro fra gli emigrati per il Partito
comunista.
Nel maggio del 1942 un altro arresto e una
condanna a tre anni di carcere, che non sconta
completamente perché, nel febbraio del 1944, "Giorgio
Camen" partecipa ad un'evasione collettiva dal
penitenziario di Nimes e raggiunge il maquis della
Francia meridionale.
Tre mesi con i partigiani francesi e
poi il rientro clandestino in Italia per entrare, a
Milano, nel comando del C.V.L. "Monti", questo
il nuovo nome, è ispettore per la Lombardia delle Brigate
Garibaldi ed è incaricato dei collegamenti con il Fronte
della gioventù. Nell'ottobre del 44 Pajetta finisce
nelle mani delle SS, che non capiscono bene con chi hanno
a che fare. Falliti i tentativi di scambio con degli
ufficiali tedeschi, il 20 novembre 1944 transita per il
lager di Bolzano, diretto a Mauthausen, l'<interprete>
(in verità conosceva sette lingue), Pajetta Giuliano. A Mauthausen partecipa all'organizzazione della resistenza
interna e, sia pur malandato in salute, rientra in Italia
dopo la liberazione del campo nel maggio 1945.
Subito
riprende l'attività di dirigente del PCI. Giuliano
Pajetta fa parte dell'Assemblea costituente e poi, dal
1948 al 1972, dei due rami del Parlamento. Responsabile
della Sezione esteri del Comitato centrale del PCI dal
1958 al 1966, poi dell'Ufficio fabbriche, Giuliano
Pajetta ha diretto dal 1972 al 1981 l'Ufficio
emigrazione del suo partito. Tra i suoi libri di memorie,
ricordiamo Mauthausen (1946),
Douce
France. Diario 1941-42 (1956), Ricordi di
Spagna. Diario 1937-39 (1977), Russia
1932-1934 (1985). |