|
Nato a Visone
(Alessandria) il 22 febbraio 1918, morto a Milano il 27
luglio 2007, Medaglia d'Oro al
valor militare
Era ancora un bambino quando la sua famiglia dovette
emigrare in Francia. A 13 anni era già al lavoro in una
miniera della Grand'Combe, la zona mineraria delle
Cevennes in cui vivevano i suoi. Aderì ragazzino al
Partito comunista e divenne anche segretario della Sezione
giovanile. Fu uno dei discorsi a Parigi di Dolores
Ibarruri, la "Pasionaria", a convincerlo della
necessità di arruolarsi nelle Brigate Internazionali, che
nella Guerra civile spagnola sostenevano il regime
democratico contro i fascisti di Franco. Fu tra i più
giovani combattenti italiani inquadrati nella Brigata
Garibaldi. Ferito tre volte, sul fronte di Saragozza,
nella battaglia di Brunete e al passaggio dell'Ebro,
porta ancora nel corpo le schegge della ferita più grave.
Rientrato in Italia nel 1940, Pesce viene arrestato ed
inviato al confino a Ventotene. Nel settembre del 1943 è
tra gli organizzatori dei G.A.P. a Torino; dal maggio del
1944 assume a Milano, sino alla Liberazione il comando del
3° G.A.P. "Rubini". Nella motivazione della
Medaglia d'oro al valor militare concessa a
"Visone" (questo il nome di battaglia di
Giovanni Pesce), si legge tra l'altro "Ferito ad
una gamba in un'audace e rischiosa impresa contro la
radio trasmittente di Torino fortemente guardata da
reparti tedeschi e fascisti, riusciva miracolosamente a
sfuggire alla cattura portando in salvo un compagno
gravemente ferito
In pieno giorno nel cuore della città
di Torino affrontava da solo due ufficiali tedeschi e dopo
averli abbattuti a colpi di pistola, ne uccideva altri due
accorsi in aiuto dei primi e sopraffatto e caduto a terra
fronteggiava coraggiosamente un gruppo di nazifascisti che
apriva intenso fuoco contro di lui, riuscendo a porsi in
salvo incolume
". Giovanni Pesce è stato, dalla
costituzione dell'A.N.P.I., membro del suo Consiglio
nazionale. Tra la numerosa memorialistica sulla
Resistenza, basti ricordare i suoi "Un garibaldino in
Spagna" del 1955 e "Senza tregua - La guerra
dei G.A.P." del 1967. Proprio nel sessantesimo
anniversario della Liberazione, Franco Giannantoni e Ibio
Paolucci hanno pubblicato, presso le Edizioni
Arterigere-EsseZeta, un "libro della memoria" di
368 pagine intitolato: "Giovanni Pesce «Visone»
un comunista che ha fatto l'Italia".
Dopo la scomparsa del valoroso combattente antifascista, il Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha inviato al Presidente dell'ANPI Nazionale e di Milano, Tino Casali, il seguente
messaggio: "Ho appreso con commozione la triste notizia della scomparsa di Giovanni Pesce,
comandante partigiano, Medaglia d'Oro al Valor Militare, protagonista della Resistenza al nazifascismo
e della Liberazione di Milano e Torino, tenace assertore dei principi di libertà, di pace, di eguaglianza
e di democrazia sanciti dalla Costituzione della Repubblica. Nel ricordo dei momenti di incontro, in cui
ho potuto apprezzare e stimare la passione, il coraggio e gli ideali di cui Giovanni Pesce ha dato
testimonianza, partecipo sentitamente al dolore dei familiari e al cordoglio del movimento antifascista
e democratico".
|