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Nato a Campobasso il 16 aprile 1921,
deceduto a Roma il 21 aprile 2000, Medaglia d'oro al
valor militare.
Frequentato l'Istituto tecnico commerciale a
Campobasso, nel gennaio del 1942 era stato chiamato alle
armi e destinato al 5° Battaglione telegrafisti del 3°
Reggimento del Genio. Due mesi dopo, seguito a Ronchi dei
Legionari l'apposito corso, fu assegnato come
caporalmaggiore alla 10a Compagnia guastatori del Genio,
dislocata all'Isola d'Elba. All'annuncio dell'armistizio,
Quircio (che si trovava in quei giorni con il suo reparto
a Viareggio), decise di raggiungere l'Abruzzo
attraversando le linee nemiche. Subito impegnato nella
Resistenza, dopo essersi arruolato nelle forze polacche
del generale Vladislaw Anders (impegnate dagli Alleati
nella Campagna d'Italia), Quircio, nell'agosto del
1944, entrò a far parte del Corpo Italiano di
Liberazione. Col Gruppo di combattimento
"Friuli", il caporalmaggiore molisano si
distinse, nella primavera del 1945, in azioni sul fronte
del Senio che gli valsero la Medaglia d'argento, la
promozione a sergente per meriti di guerra e, infine, la
massima ricompensa al valore con questa motivazione:
" Volontario nei Gruppi italiani di combattimento,
dava continue prove di alto e cosciente ardimento. In
azione notturna intesa ad eliminare una munita posizione
presidiata da truppe scelte nemiche, conduceva i propri
uomini con tale perizia e spregiudicato ardimento da
costringere l'avversario a precipitosa ritirata. Nel
corso di una successiva azione notturna di pattuglia,
accertata la presenza di elementi nemici, si avvicinava
loro aprendo ai compagni la via nel terreno minato. Nel
disattivare una mina questa scoppiava accecandolo,
asportandogli una gamba e coprendolo di ferite in tutto il
corpo. Atrocemente mutilato e sanguinante, trovava ancora
la forza d'animo e la energia per continuare a dirigere
la propria pattuglia fino al completamento dell'azione
affidatagli". Dopo la Liberazione, Giovanni Quircio
seguì una dolorosa trafila in istituti di cura finché,
nel gennaio del 1947, fu collocato in congedo assoluto ed
iscritto nel "Ruolo d'onore" col grado di
sottotenente di fanteria. Ebbe successivamente promozioni
a tenente, a capitano e a maggiore, sinché non si spense
nella Capitale, quasi ottuagenario.
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