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Nato all'Aquila il 5 aprile 1924,
morto a Recanati (Macerata) il 7 ottobre 1944, studente.
Si era da poco iscritto all'Università
quando sopravvenne l'armistizio. Subito lo studente
entrò nelle file della Resistenza marchigiana, militando
in un'organizzazione comunista clandestina. Riuscito ad
entrare nella sede recanatese del Comando tedesco, si
apprestava ad uscirne con una valigia piena d'importanti
documenti, ma fu sorpreso dai militari. Arrestato, il
ragazzo fu sottoposto a duri interrogatori e, nonostante
le torture, finì per convincere i tedeschi di trovarsi al
cospetto di un semplice ladruncolo. Trasferito all'Aquila
e processato, Antonio Rauco fu condannato, il 23 dicembre
1943, a cinque anni di reclusione. Rimase in carcere solo
sei mesi, ossia sino alla liberazione della città.
Ricongiuntosi ai suoi compagni della banda "Di
Vincenzo", Rauco fu tra gli organizzatori di una
delle prime associazioni partigiane. Ma non era ancora il
tempo della memoria e il ragazzo decise di arruolarsi nel
Corpo volontari della Majella, che combatteva a fianco
degli Alleati. Il suo impegno sul fronte di battaglia
durò poco: dopo sette giorni lo studente fu gravemente
ferito in combattimento. Trasportato a Recanati, dove i
volontari erano stati mandati per un periodo di
riorganizzazione e di riposo, Rauco morì per le ferite
riportate. |